Il Clima
«Il caldo blocca la crescita delle piante, i frutti non maturano e le cipolle stanno cuocendo». Così Carlo Cavallina, vicedirettore di Coldiretti Bologna, la principale organizzazione di rappresentanza degli agricoltori italiani, descrive gli effetti dell’ondata di calore che sta investendo il territorio emiliano-romagnolo. Mentre pesche, albicocche e susine hanno rallentato la maturazione e colture estensive sono in sofferenza, le aziende agricole si trovano a far fronte a un aumento dei costi che tra carburanti e concimi ha raggiungo una maggiorazione del 50% negli ultimi mesi.
Qual è il problema principale a oggi?
«Il problema è che queste temperature stanno bloccando la crescita delle piante, il loro sviluppo. Soprattutto quella degli alberi da frutto: pesche, albicocche, susine hanno dei frutti che hanno smesso di maturare. Lo stesso sta accadendo con i seminativi: mais, barbabietola da zucchero, soia e girasole stanno andando in sofferenza non per lo stress idrico ma per il caldo anomalo che blocca la loro attività».
Qual è invece lo stato delle piante da tubero?
«Il caldo sta letteralmente cuocendo le cipolle estive. O meglio sta cuocendo la parte esterna al terreno. Le patate si iniziano a raccogliere i primi di luglio ma il caldo questi giorni ha bloccato lo sviluppo delle ultime due settimane che era il momento in cui le patate acquisiscono qualità».
Non risentono dunque della mancanza d’acqua?
«Per ora non c’è carenza idrica, tranne una zona del Modenese che inizia ad andare in sofferenza, ma li vengono utilizzano laghetti artificiali, mentre il grosso dell’irrigazione su Bologna viene tramite il canale Emiliano-Romagnolo e per ora la situazione è sotto controllo».
La pianura bolognese rischia la desertificazione nel medio termine se non si interviene subito con il Piano Invasi?
«Il piano Invasi è stato pensato per il contenimento delle piene: avere dei bacini sui quali scaricare le portate dei fiumi e torrenti dal Samoggia fino ad arrivare a Santerno. L’idea però è anche quella di utilizzare questi bacini per permettere a zone come Castel San Pietro e Medicina una potenzialità irrigua che fino a pochi anni fa non avevano».
Quali aree della provincia sono le più vulnerabili?
«La zona del Bazzanese-Valsamoggia in cui c’è un’agricoltura soprattutto di ciliegie. Anche perché è arrivata da pochi giorni l’ordinanza sul deflusso minimo vitale (Dmv). Questo comporta che non si può prelevare più acqua dai fiumi se non c’è il via libera di Arpae».
Quanto stanno incidendo i costi energetici per il pompaggio dell'irrigazione d'emergenza sui bilanci delle aziende agricole locali?
«L’aumento del costo del gasolio ha aumentato di un 30-35% il bilancio delle aziende agricole. L’irrigazione tende ovviamente a economizzare al massimo la resa dell’acqua con impianti a goccia ma non sempre basta. Anche il costo dei concimi è aumentato perché provengono spesso dalla zona del Golfo Persico. Le due cose insieme nei mesi di marzo, aprile e maggio hanno portato a un aumento dei costi anche del 40-50%. Il governo ha messo in campo delle misure sui crediti di imposta fino a un massimo di un 20% ma gli agricoltori sono costretti a valutare se irrigare o meno perché i costi dell’impianto sono consistenti».
Come stanno rispondendo le aziende associate all'ordinanza regionale sul blocco del lavoro agricolo nelle ore più calde? Ci sono criticità per le colture che richiedono una raccolta tempestiva?
«Gli operai stessi preferiscono anticipare la raccolta dei prodotti all’alba e terminarla alle 12 senza riprenderla poi alle 16.30, anche perché è un orario indicativo dell’ordinanza ma di fatto le temperature non sono ancora scese. Le aziende a gestione famigliare, invece, preferiscono lavorare dalle sei di mattina fino alle 11.30 e riprendere poi nel pomeriggio fino a che c’è luce».
Cosa si aspettano gli agricoltori per l’estate?
«La speranza è l’ultima a morire, però è fuori dubbio che dopo le alluvioni e ora questa ondata di calore il clima sta cambiando. Si augurano solo che tutto il calore immagazzinato in queste settimane non si scarichi con quei temporali violentissimi che ti azzerano il lavoro di un anno».