Sicurezza

La conferenza stampa di Fratelli d'Italia in Regione (foto concessa dall'ufficio stampa Fdi)

 

Una mappa di presunte "moschee abusive" sparse in tutta l'Emilia-Romagna, il rischio concreto di nuove derive radicali e uno scontro politico frontale con i vertici di Viale Aldo Moro. Fratelli d’Italia alza drasticamente il livello dello scontro sul tema della sicurezza e dell'islamizzazione, annunciando una doppia e massiccia offensiva: una pioggia di esposti alle Prefetture (a partire da un locale adibito a luogo di culto a Castel Maggiore, alle porte di Bologna) e la richiesta ufficiale per istituire una Commissione d'inchiesta regionale che passi al setaccio i centri culturali utilizzati impropriamente come luoghi di culto dalle comunità islamiche.

A far traboccare il “vaso di Pandora” e a spingere il gruppo dei meloniani alla mobilitazione generale sono state le continue segnalazioni dei cittadini, preoccupati sotto il profilo della sicurezza per la presenza di aggregazioni non autorizzate all'interno di stabili che non rispettano alcuna norma. Un'emergenza che per Fdi si lega a doppio filo con la prevenzione del terrorismo, specialmente dopo i recenti fatti di Modena e l'attentato dello scorso 16 maggio ricollegato alle frasi anti-cristiane pronunciare da Salim El Koudri, il 31enne italiano di origini marocchine responsabile dell'investimento di sette persone, una delle quali subì l'amputazione delle gambe. Secondo il vicecapogruppo Ferdinando Pulitanò e la consigliera Annalisa Arletti, «esiste un filo conduttore innegabile tra la proliferazione incontrollata di questi centri irregolari e gli episodi di radicalizzazione che hanno spinto l'antiterrorismo a puntare i fari sulla regione».

Sebbene la libertà di culto sia difesa dalla Costituzione, per il partito «è doveroso rilevare i fattori di rischio sul territorio». In questo scenario, la reazione dell'amministrazione regionale è finita direttamente nel mirino di Fdi. Interpellata sul tema attraverso un'interrogazione formale, la giunta guidata da Michele de Pascale ha infatti liquidato la questione sostenendo di non essere in possesso delle informazioni richieste, in quanto il monitoraggio di tali attività attiene alla esclusiva titolarità del ministero dell'Interno. Una giustificazione che ha scatenato la dura replica della capogruppo regionale di Fratelli d'Italia, Marta Evangelisti, che ha definito la risposta «grave in quanto dimostra che non c'è alcun controllo né monitoraggio del territorio da parte della Regione».

Per costringere l'Assemblea legislativa a un'assunzione di responsabilità, Fdi ha quindi presentato una risoluzione che punta a impegnare la Regione a censire in modo strutturato gli immobili utilizzati per raduni religiosi e sociali, creando una banca dati regionale delle irregolarità e coordinando i controlli tra Comuni e Prefetture. Nel frattempo, il partito si muoverà in autonomia portando gli esposti direttamente ai Prefetti ogni qualvolta verrà individuata una struttura sospetta, mentre dopo l'estate l'iter proseguirà con la discussione della proposta di legge regionale sul divieto di utilizzo del burqa nei luoghi pubblici, che Evangelisti ha definito «una vera e propria battaglia di civiltà per le donne».