Sindacati
Il segretario generale della Cgil Maurizio Landini (foto Ansa)
«Sarò molto pragmatico. Se si vogliono perdere le lezioni, si continua a stare divisi. Se uno vuole vincerle si deve porre il problema di costruire un programma e delle alleanze dove il fulcro non sono le singole persone ma i contenuti di ciò che si pensa di fare». Non usa mezzi termini il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, intervenuto alla serata conclusiva della festa per i centoventicinque anni della Fiom, a cui hanno partecipato anche i leader del campo largo Giuseppe Conte, Elly Schlein e Nicola Fratoianni. Le difficoltà del mondo del lavoro, la crisi economica, la tutela dei diritti dei lavoratori. Tutti temi che il segretario ha analizzato sul palco di piazza Lucio Dalla, introdotto dall’intervento di una delegazione di dipendenti di Electrolux che, con i millesettecento esuberi annunciati, preoccupa i sindacati e le organizzazioni di categoria. Tutto ruota però attorno alle criticità della politica interna, da cui dovrebbero pervenire le soluzioni alle difficoltà dell’industria e degli operatori impiegati. «Abbiamo alle spalle una situazione che si è dimostrata in tutta la sua chiarezza - dice Landini - con un governo in carica che non ha la maggioranza dei consensi. Ha vinto le elezioni cinque anni fa perché tutto il resto del fronte politico era diviso e il numero dei voti lo dimostra. Dodici milioni e mezzo di preferenze per la vittoria, quando le altre forze in campo all’opposizione ne avevano prese quindici. Questo indubbiamente pesa».
Come pesano le conseguenze dello scontro a distanza tra Donald Trump e Giorgia Meloni, un botta e risposta che potrebbe anche mettere a rischio i rapporti di buon vicinato, almeno formale, tra Italia e Stati Uniti. «C’è stata una subalternità del nostro governo nei confronti di Trump. Anzi, il problema è essere stati parte di uno stesso progetto ed è evidente che oggi quella subalternità la si sta pagando e allo stesso tempo bisogna arrivare in fondo all’analisi, prendendo atto di ciò che è stato e non è stato fatto». Azioni positive e inerzie che si ripercuotono anche sul mondo del lavoro e sulla tutela dei dipendenti delle numerose aziende che anche in regione sono in difficoltà. «Siamo di fronte a un passaggio storico importante e non dimentichiamoci che la Fiom, centoventicinque anni fa, è nata proprio nel pieno della rivoluzione tecnologica. Ciò dimostra che, in realtà, il mondo del lavoro si è sempre dovuto misurare con l’innovazione e con il cambiamento. Ed è proprio di fronte al cambiamento che le lavoratrici e i lavoratori hanno bisogno di affrontarlo collettivamente. Da soli si è più deboli. E credo che oggi questo tema si riproponga, naturalmente con caratteristiche nuove e diverse. Sono diverse le persone, è diversa la storia ma il tema è sempre lo stesso, ovvero se al centro dei cambiamenti deve rimanere la persona, la sua qualità, la sua vita, la sua dignità, o invece debba prevalere il mercato, il profitto, il fatto che tutto si può comprare e vendere. Ecco, io penso che siamo di nuovo di fronte a un delicatissimo passaggio di questa natura».