Elezioni
Cristiano Di Martino, segretario Lega Bologna (foto di Michelangelo Ballardini)
«A Bologna un nome per Palazzo d’Accursio lo troveremo, non saranno necessarie le Primarie del centrodestra». Cristiano Di Martino, segretario cittadino della Lega, ridimensiona a "piano B" la possibilità che sotto le Torri si tenga un voto fra gli elettori di destra per determinare il candidato sindaco della coalizione con Fratelli d’Italia e Forza Italia. La proposta era arrivata dallo stesso partito di Di Martino e non da una persona qualunque, ma dal segretario nazionale, il leader della Lega Matteo Salvini.
Di Martino però è categorico: «Sono uno strumento pessimo, lo abbiamo visto qui da noi dove alle scorse elezioni per il Pd è stato scelto Matteo Lepore e non Isabella Conti. Oggi San Lazzaro sembra la Svizzera (il Comune dove Conti era stata sindaco prima della corsa a Bologna ndr), Bologna Bogotà». L’idea di Salvini, in vista delle tante Amministrative dell’anno prossimo come Roma, Torino, Verona, è stata accolta più positivamente dagli altri due partiti. Tra i meloniani Galeazzo Bignami, capogruppo di Fdi alla Camera, si dice aperto al confronto. Tradotto: “Prendiamo atto della possibilità”. Mentre più sincero sembra l’interesse di Forza Italia e in particolare della consigliera regionale Valentina Castaldini: «Non vedo l’ora che inizi un dibattito serio sulla città e da questo punto di vista le Primarie sono uno strumento che può essere tranquillamente preso in considerazione».
Di Martino ribadisce che il discorso del suo leader era generale, una possibilità per i posti dove non si troverà un nome con i tradizionali modi del centrodestra. Alla domanda se dunque a Bologna quel nome sia vicino, glissa: «”Vicino” conta solo a bocce, noi facciamo politica, non siamo una bocciofila. Per ora aspettiamo».
In effetti l’identikit del candidato che è possibile tracciare raccogliendo le volontà fatte trapelare dai partiti di destra negli ultimi mesi mettono seri paletti. Castaldini vorrebbe che fosse un politico a mettere la faccia e a prendersi la responsabilità di parlare a una città che col voto referendario ha dimostrato netta disaffezione per il governo di Meloni. All’opposto Bignami, che al congresso emiliano-romagnolo di Noi moderati un mese fa aveva detto di voler puntare tutto su un civico. Infine la Lega, che auspica un volto costantemente presente in città e libero da altri incarichi. Le voci si rincorrono, l’eurodeputato Fdi Stefano Cavedagna, la stessa Castaldini, il ritorno di Elena Ugolini dopo la sconfitta contro Stefano Bonaccini alle Regionali, magari il civico Alberto Zanni.
Tanti nomi, ma non “il” nome.