politica
Il consigliere regionale di Fratelli d'Italia, Nicola Marcello (foto concessa dall'intervistato)
«Siamo lontanissimi da una legge nazionale e il fine vita è una materia che va normata in modo unitario. Non è pensabile che ogni Regione approvi una propria legge, ci sarebbero troppe differenze nelle varie aree del Paese». Risponde così a InCronac@ Nicola Marcello, medico e consigliere regionale di Fratelli d'Italia, relatore del partito sulla proposta di legge del fine vita avanzata in Regione da Pd, Avs, Movimento 5 Stelle e Civici con de Pascale. Sul merito della proposta regionale, le riserve sono tecniche oltre che politiche. La CoVam, la commissione multidisciplinare di otto figure professionali prevista dalla legge, sembra a Marcello difficile da costituire nella pratica perché «penso sia abbastanza difficile trovare persone disposte a farne parte», vista la delicatezza della scelta sulla vita delle persone. E da medico segnala un altro limite strutturale: «Il requisito della capacità di intendere e di volere esclude di fatto molti dei pazienti che potrebbero voler ricorrere alla procedura». Ma il punto per lui è un altro: «La cosa più importante è togliere la sofferenza al malato, non eliminare il sofferente. Le cure palliative e le terapie del dolore devono essere potenziate, non aggirate». La posizione ufficiale di Fratelli d'Italia, in ogni caso, resta quella della «difesa della vita» e della contrarietà all'eutanasia, ribadita già ai tempi del dibattito sulla legge del 2017.
C'è nel centrodestra una altra posizione. Elena Castaldini, capogruppo regionale di Forza Italia, già qualche giorno fa, interpellata, aveva risposto che il partito «aspetta il dibattimento di luglio», quando l'assemblea discuterà la proposta di legge, e fino a quel momento non dirà nulla. La capogruppo, in ogni caso, si è sempre espressa contro le proposte di legge sul fine vita.
Tommaso Fiazza, capogruppo della Lega in Regione, a proposito di fine vita ha detto che «è un argomento troppo delicato per essere affrontato a macchia di leopardo da venti Regioni diverse», e dunque serve «una legge nazionale che garantisca regole uguali per tutti gli italiani, da Bolzano a Palermo». Sulla proposta regionale, il voto sarà contrario. Motivazione: «Innanzitutto ideologica».
La proposta di legge regionale in Emilia-Romagna è stata presentata all'Assemblea legislativa il 5 giugno da Pd, Avs, Movimento 5 Stelle e Civici con de Pascale. Il presidente regionale, Michele de Pascale, alla presentazione della legge, ha detto una frase che spiega come sia bene che ci sia un accordo trasversale per arrivare alla definizione di una norma valida per tutto iol Paese: «Credo profondamente che non sia possibile, in una materia così delicata, che in venti Regioni ci siano venti modalità diverse di accesso e di regolamentazione del fine vita». E, in assenza di una direzione nazionale, «noi possiamo solo stabilire una procedura organizzativa - aveva aggiunto - la responsabilità di non essere arrivati a una legge nazionale è totalmente sulle spalle di questa maggioranza parlamentare». Il presidente regionale ha anche invitato tutti gli schieramenti ad abbandonare le differenze di partito in favore di un bene maggiore già riconosciuto dalla Corte Costituzionale.
Su un punto quindi, maggioranza e opposizione sembrano d'accordo. Una legge nazionale servirebbe. Sull'urgenza e sugli scopi della legge invece restano forti differenze.