lavoro
Michele Bulgarelli, segretario generale Cgil Bologna (foto di Tommaso Sfregola)
A Bologna una persona su tre vive con meno di 21mila euro lordi all’anno. Sono 131mila i bolognesi (il 33% del totale) che, spesso, percepiscono stipendi sotto i mille euro mensili. È il fenomeno del “lavoro povero”, precario e in settori in cui ci sono meno tutele e paghe più basse, mentre il costo della vita e delle case in città cresce sempre di più. Sono, questi, i dati del report Ires-Cgil sull’economia e il lavoro nella città metropolitana di Bologna, che comunque - e questa è la nota positiva - registra una crescita dell’occupazione, soprattutto tra le donne e gli over cinquanta. Nel 2025, stando al report, gli occupati e le occupate erano 493.788, con una crescita del 4,7% sul 2024, 22mile persone in più. Di queste, 16mila sono di sesso femminile. La crescita riguarda tanto il lavoro dipendente quanto quello indipendente.
Tante, però, le disparità nelle retribuzioni. La media cittadina è di 28.700 euro annui, ma se per chi lavora nel settore finanza e assicurazioni si parla di circa 76mila euro annui, per chi lavora nella ristorazione la cifra media scende a 13.200. La frammentazione, la discontinuità lavorativa e il precariato influiscono molto su questi dati, anche nel pubblico: se si guarda alla scuola, la media è di 24mila euro annui, perché il 33% degli insegnanti ha un contratto a tempo determinato.
Disparità anche per quanto riguarda gli stipendi delle donne. In media, la differenza con la paga di un uomo è di 31 euro lordi al giorno, aumentata del 4% rispetto al 2023. Questa disparità aumenta con l’aumentare della qualifica: le dirigenti donna prendono 89 euro in meno al giorno rispetto ai dirigenti uomini.
C’è poi la questione del calo dei lavoratori nei settori manufatturieri. Per Michele Bulgarelli, segretario generale Cgil Bologna, «l’industria è in difficoltà e c’è anche tanta cassa integrazione. Noi, con i nostri tavoli di crisi, difendiamo l’occupazione usando tutti gli ammortizzatori sociali». Il rischio, se si pensa anche alla vertenza Electrolux, è quello di andare incontro a un «deserto industriale». I lavoratori nel settore manufatturiero, a oggi, sono più di centomila. Si assiste anche a un calo delle dimissioni, perché «i lavoratori sono i primi ad accorgersi del fatto che ci sono molte meno possibilità». Licenziarsi e perdere un posto sicuro per trovare qualcosa di meglio, quindi, non conviene ed è troppo rischioso.
Sull’ordinanza caldo emessa dalla Regione per tutelare i lavoratori dai rischi legati al cambiamento climatico, Bulgarelli e la Cgil si dicono soddisfatti: «Si allargano le coperture ai raider e ai lavoratori delle cave, così come a tutti i settori della logistica. Saremo impegnati per ottenere ulteriori estensioni e a controllare la rigorosa applicazione delle norme, senza deroghe».