inquinamento
Rifiuti accumulati in una discarica abusiva (foto Ansa)
Più di un milione di multe in Emilia-Romagna per gli inquinatori: una cifra da record, pari a un quinto del totale nazionale. Secondo i dati rilasciati da Arpae, l'agenzia regionale prevenzione e ambiente energia, diffusi stamani dall'avvocato generale della Corte d'appello di Bologna, Ciro Cascone, in un incontro con la stampa, la regione è prima in Italia per sanzioni pecuniarie contro i reati ambientali. Risulta anche la seconda per prescrizioni emesse dall’Snpa, il sistema nazionale per la protezione ambientale. Gli ordini di ripulire quanto è stato inquinato, rivolti ad aziende ed enti, sono 181 su un totale di 1.160 su base nazionale, dunque un po’ meno di un quinto.
Difficile interpretare questi dati dal momento che non tutte le regioni forniscono i propri, come la Campania, nota per la terra dei fuochi, o la Lombardia, che risultano non disponibili. Sempre per la Campania si registrano zero multe e nessuna prescrizione. Dunque non è del tutto chiaro se siamo noi che controlliamo e sanzioniamo di più o effettivamente c’è un livello di inquinamento più grave che in altre parti, anche se sembra prevalere la logica die maggiori controlli,
Per aggiungere un tassello all’interpretazione delle statistiche ambientali è utile sapere che la Regione detiene anche un altro primato: il numero di asseverazioni validate da agenzie Snpa. Si intende la quantità di supporto tecnico-scientifico che le agenzie ambientali hanno fornito alle forze dell'ordine per assicurare che le prescrizioni date a chi ha inquinato fossero opportune, efficaci e legalmente valide. Nello specifico, sono 316, tutte relative a documentazione rilasciata dall’autorità giudiziaria. Il numero commisura le volte in cui le agenzie tecniche hanno avuto voce in capitolo sui verbali di messa in regola, che hanno dato il via libera alle sanatorie di reati ambientali.
Se poi si osserva quanto accaduto nello scorso anno giudiziario in Regione, i procedimenti aperti per violazione di reati previsti dal testo unico ambientale sono aumentati dell’1,82%, pari a 1.089, di cui 784 con indagati e 305 contro ignoti. È una notizia degli ultimi giorni quella che vede un’azienda di San Giorgio di Piano, in provincia di Bologna, denunciata per gravi irregolarità nello stoccaggio dei rifiuti, in particolare di quelli più pericolosi, che sarebbero stati depositati direttamente sul suolo, oltre a diverse carenze sotto il profilo documentale.
Per contrastare sempre meglio questo tipo di violazioni, con il coordinamento della Procura regionale, le procure regionali, la direzione marittima di Ravenna e i carabinieri forestali hanno rinnovato l’accordo, di fatto apripista in Italia, con Arpae. Servirà a omogeneizzare l'applicazione della legge e velocizzare gli adempimenti previsti, affinché non vi siano più disparità di trattamento. Ad esempio, viene stabilito che in caso di sanzione non sarà più prevista la rateizzazione della cifra, che invece dovrà essere saldata entro trenta giorni per estinguere il reato. Inoltre, è prevista la presenza di un tecnico Arpae, per un giorno alla settimana, in tutte le procure regionali. Il protocollo è però applicato solo alle violazioni che prevedono una procedura d'estinzione tramite l'adempimento di prescrizioni, rilasciate da Arpae, insieme al pagamento di una sanzione pecuniaria. Sono dunque esclusi i reati più gravi che apportano danni o pericolo di danni all'ambiente. A completare l’intesa anche incontri di formazione rivolti al personale dei servizi di polizia giudiziaria, in particolare per le polizie locali.
«Il senso del protocollo - conferma l'avvocato generale presso la Corte d'appello di Bologna, Ciro Cascone - è creare omogeneità interpretativa a livello regionale, ma anche stimolare la sensibilità, una cultura della tutela ambientale. In questo modo possiamo fare prevenzione di lungo periodo. Se interveniamo anche tempestivamente ed efficacemente possiamo prevenire quei danni all'ambiente che una volta commessi non si evitano facilmente. E in Emilia-Romagna ne sappiamo qualcosa. Siamo spesso interessati da calamità naturali: di certo non possiamo prevenirle, ma possiamo decidere come affrontarle per prevenire i danni all'ambiente e alla popolazione», conclude Cascone.