Calcio
Un istante di Como-Milan, dove i lariani hanno perso 1 a 3 nonostante il miglior gioco espresso sul campo (foto Ansa)
«L’idea di separare la vittoria dal merito nel calcio si basa su una situazione nota a tutti: chi fa più gol si porta a casa i tre punti, anche quando il risultato sia immeritato. Se si desse uno dei tre punti a chi ha giocato meglio secondo parametri definiti da tutte le parti in causa, si darebbe peso a chi esprime un gioco migliore oltre che segnare più gol». Quello che a prima vista sembra un azzardo per Fulvio Cammarano, direttore del Master in Giornalismo di Bologna e professore di Storia contemporanea all’Alma Mater, è in realtà una possibilità realizzabile.
La provocazione del docente Unibo lanciata alla tavola rotonda sul calcio dell'8 maggio con giornalisti, sportivi e professori è diventata è un caso dopo l’articolo di Lorenzo Longhi su “Domani”. L’obiettivo sarebbe premiare anche il gioco e ridistribuire l’assegnazione dei punti. Il vincitore guadagna due punti, mentre il terzo punto verrebbe attribuito alla squadra che esprime la prestazione migliore. Un'idea che ha sollevato anche obiezioni alle quali Cammarano risponde così: «Le critiche? Meglio rimandarle dopo la sperimentazione su partite reali».
Direttore, questa separazione propone la separazione tra merito e vittoria nel calcio. Quanto di questa idea è una proposta concreta e quanto è una provocazione?
«La proposta è concreta, o meglio concretizzabile facilmente, anche se ovviamente nasce come provocazione all’interno della tavola rotonda tra esperti, docenti e giornalisti del settore per comprendere i problemi nel calcio italiano. Però spesso anche dopo le partite si sente spesso dire: “Abbiamo perso ma abbiamo meritato noi” oppure "Non meritavamo di vincere". Ecco, l’obiettivo è usare la tecnologia e i dati statistici per distribuire uno dei tre punti alla squadra che ha “meritato”, cioè che ha offerto la miglior prestazione. Insomma, la squadra che fa più gol vince ugualmente, ma viene premiato anche il gioco espresso: nell'incontro di inizio mese molti hanno citato Como-Milan 1 a 3, dove i rossoneri hanno vinto con uno scarto importante, ma il Como avrebbe strameritato per la prestazione che ha dimostrato in campo».
Non c’è il rischio di snaturare l’obiettività dello sport, basato inevitabilmente su fattori oggettivi come i gol?
«Io credo di no per due ragioni. La prima è da ricercarsi nella capillarità della tecnologia statistica sportiva: all’inizio della stagione, coinvolgendo i protagonisti del settore si creerebbe un algoritmo basato sui dati raccolti come tiri in porta, occasioni create, possesso palla, gol attesi, calci d’angolo, intensità del pressing, contropiedi e molto altro, dando a ogni numero un peso ponderale. La seconda è che nel 70-80% dei casi il punto di merito va a chi ha vinto la partita».
Affidarsi troppo a statistiche e dati per assegnare il punto di merito non andrebbe contro l'idea di un calcio più creativo di cui parla nell'articolo?
«Se ci si basa su un sistema condiviso per esempio da Coni, Figc e tutte le squadre di Serie A, penso che questo rischio non ci sia. Tuttavia, dibattere sulle idee non porta a molto, l’ideale sarebbe discutere sulle applicazioni concrete dopo una sperimentazione, dove assieme alla classifica tradizionale si appaia una realizzata con il punto del merito, che in questa fase rimarrebbe solo a scopo dimostrativo».
Dunque meglio rimandare eventuali critiche dopo che abbiamo provato a mettere il sistema in prova
«Esatto, anche se qui la difficoltà è metterci attorno a un tavolo e misurare questa cosa».

Il professor Fulvio Cammarano (foto Unibo)