Uno Bianca

 

Alberto Capolungo ricevuto dal Presidente Mattarella il 9 maggio (foto concessa dall'intervistato)

 

Il presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della Uno Bianca ieri è stato in Procura a Bologna. Alberto Capolungo, figlio di Pietro Capolungo - carabiniere in pensione ucciso dai fratelli Roberto e Fabio Savi nella rapina all'armeria di via Volturno in cui fu assassinata anche la titolare, Licia Ansaloni - è stato ascoltato dal procuratore capo, Paolo Guido, e dalla procuratrice aggiunta, Lucia Russo. «Un incontro gentile e cordiale. Mi hanno garantito massimo impegno e riserbo sulle indagini che si stanno svolgendo», dice  Capolungo. Il presidente dell'Assovittime mostra apprezzamento per il lavoro della magistratura, a partire dall’impegno a tutelare il dolore dei familiari di fronte alla tempesta mediatica che si è scatenata nell’ultimo mese: «Da loro di sicuro non è trapelato nulla. Ho chiesto se ci poteva essere rispetto per i familiari, non ho fatto il lavoro dell'avvocato, ho fatto il presidente dell'associazione che cerca di curare i familiari da tutta questa tempesta mediatica. Mi hanno chiarito che non è davvero il loro compito. Per sapere chi dà i permessi per le interviste in carcere bisogna rivolgersi, credo, al Dipartimento di amministrazione penitenziaria e ai magistrati di sorveglianza. Non è certo compito della Procura di Bologna», rimarca Capolungo.

Il ciclone di articoli e video che ha riempito le pagine dei giornali e i telegiornali su nuove interpretazioni che fanno riferimento a presunti mandanti di alcuni omicidi messi a segno dalla Uno Bianca nasce dall’intervista di Roberto Savi, capo della banda, resa a “Belve Crime”, andata in onda su Rai 2 il 5 maggio 2026. Il materiale video è stato poi acquisito dalla Procura di Bologna per analizzare le presunte "rivelazioni" su eventuali coperture istituzionali degli omicidi, facenti riferimento a non meglio specificati “protettori della banda”. Nello specifico, durante il colloquio con Francesca Fagnani, Savi ha parlato dell’omicidio di Pietro Capolungo, vittima del delitto avvenuto il 2 maggio 1991 nell'armeria in cui collaborava. Savi ha detto a "Belve" di averlo ucciso su commissione poiché Capolungo avrebbe fatto parte di non meglio identificati “servizi segreti interni all’Arma dei Carabinieri”. «Parole indegne, mio padre non ha mai fatto parte dei servizi, è stato ammazzato perché forse era un testimone scomodo», ha replicato nell'immediatezza Alberto Capolungo con la stampa. 

Non c'è pace per i familiari delle vittime: «Ci toccherà sopportare quello che abbiamo già visto e quello che forse vedremo in futuro, perché so che sono programmate già altre trasmissioni», chiosa Capolungo, che non fa riferimenti particolari, anche se nei giorni scorsi è trapelata un’indiscrezione dai giornali, secondo cui Fabio Savi, fratello di Roberto, potrebbe comparire in una trasmissione di Rete 4. A turbarlo è il susseguirsi di notizie sopraggiunte, secondo lo stesso, con cadenza sospetta: «Per esempio, il 9 maggio sono andato a tenere un discorso al Senato e alle 6 del mattino dello stesso giorno un amico mi comunica che sul “Corriere” c'è l'annuncio del suicidio di Pietro Gugliotta (uno degli altri quattro condannati per i crimini della banda, ndr), che però era avvenuto l' 8 di gennaio. Sembrano delle notizie a orologeria. Poi sappiamo che Alberto Salvi è in regime di semilibertà da mesi, ma nessuno è tenuto, a quanto pare, ad avvertirci, per cui ci piovono addosso notizie che sono delle riaperture di ferite», spiega. 
Anche se, ribadisce, la cosa importante è l’incontro avvenuto ieri in Procura: «Un incontro tra gentiluomini e persone al di fuori di tutta questa tempesta che si è scatenata. Ribadisco che da loro non uscirà nulla finché non ci saranno davvero nuovi indagati e si procederà con qualcosa di nuovo. Ogni volta qui sembra che, o dalla parte degli assassini o di chiunque voglia scrivere su questa vicenda, ci siano novità eccezionali. La magistratura sta lavorando moltissimo con anche la collaborazione delle forze di polizia e dei carabinieri ma, al momento, non ci sono novità. Vorrei che fosse chiaro che abbiamo molto apprezzato l'atteggiamento del procuratore capo e della pm Russo», conclude Capolungo.