ordine pubblico
Piazza della Pace (foto di Antonio D'Antuono)
Nonostante gli appelli del Comune di Bologna, la manifestazione del comitato di estrema destra “Remigrazione e Riconquista”, per adesso, si farà. Si farà sabato 9 maggio, il giorno in cui si celebra la Festa dell’Europa, e si farà in piazza della Pace, poco fuori dal centro storico, in uno spazio più facilmente gestibile in caso di disordini.
La decisione della questura di Bologna però, al comitato Remigrazione, non piace. Stefano Colato, portavoce cittadino, è critico: «Rimaniamo basiti, anche perché non ci sono allarmi o annunci di contromanifestazioni. Ci sembra un limitare della nostra libertà di espressione. Noi siamo un comitato che ha raccolto un numero di firme che va ben oltre la soglia minima per presentare la legge in Parlamento. Di conseguenza, tutti coloro che hanno firmato hanno il diritto di ascoltare le nostre tesi e che vengano portate nel centro cittadino, e non relegate in un angolo di periferia. Pensiamo che la scelta della questura - sostiene - sia stata pesantemente influenzata dalle reazioni politiche di questi giorni».
La proposta è arrivata ieri al termine della riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica in Prefettura, che ha spostato il presidio da piazza Galvani in zona stadio, nel tentativo di evitare scontri e tensioni nel cuore della città. L’assessore alla scuola Daniele Ara proprio questa mattina da Palazzo d’Accursio ha ribadito che «la città non può ospitare un evento di questo tipo, una chiara manifestazione contro la Costituzione e razzista». L’auspicio del Comune è che l’iniziativa non si faccia, e che «questa violenza prevista non diventi anche violenza reale».
Ad aderire all’appello della giunta Lepore, affinché il presidio organizzato dalle forze di estrema destra venga vietato, +Europa. «Il 9 maggio non è una data qualunque, è la Festa dell'Europa – scrive in una nota il segretario nazionale Arcangelo Macedonio – il giorno in cui celebriamo la pace, la solidarietà e il superamento dei nazionalismi che hanno devastato il nostro continente. Permettere che in questa giornata Bologna diventi il palcoscenico di una manifestazione basata sulla 'remigrazione' e sull'odio xenofobo è un insulto ai valori fondanti della nostra Unione e della nostra Costituzione». Autorizzare tali presidi, conclude Macedonio, significa «alimentare un clima di tensione e provocazione ai danni di una città e di una cittadinanza che chiedono solo legalità e civile convivenza. Il Governo non può restare indifferente».
Alle richieste di stop arrivate dal centrosinistra, lo scontro politico si è riacceso. «Come FdI respingiamo le richieste avanzate da Pd e Coalizione Civica che chiedono di negare delle manifestazioni, poi scendono in piazza con chi attacca le forze dell’ordine e mette a ferro e fuoco la città» dice l’europarlamentare Stefano Cavedagna. «È grave – aggiunge poi – che si voglia negare un corteo sulla base delle idee e non su come si comporta in piazza». Gli fa eco Giulio Venturi, consigliere comunale di Forza Italia, che definisce quelle del Comune «posizioni antidemocratiche, che etichettano come di “estrema destra” ciò che non gli piace e cercano di boicottarlo. La democrazia sia dare voce a tutti, soprattutto a chi la pensi diversamente». Al momento, per sabato, sono previsti tra i 100 e 150 partecipanti.