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Aliou Diarra, ala Virtus (foto dal sito web della Virtus Bologna) 

«La partita di domani ha un valore molto relativo, per non dire nullo». Walter Fuochi fotografa così l’ultima sfida stagionale di Eurolega della Virtus, attesa domani sera a Belgrado contro il Maccabi, in una gara senza obiettivi di classifica e dal clima inevitabilmente dimesso. «Entrambe le squadre sono fuori, sarà una specie di amichevole in cui soprattutto non bisogna farsi male. Anche il Maccabi gioca lontano da casa, da Tel Aviv, senza pubblico: sarà una partita molto scarica», spiega la storica penna di "Repubblica", inquadrando subito il contesto di una partita che pesa poco, ma che arriva comunque in un momento delicato della stagione bianconera.

Il bilancio europeo della Virtus resta infatti segnato da un andamento ondivago, dettato da un avvio brillante e un netto calo nel 2026. Una flessione che, secondo Fuochi, ha radici precise: «C’è stata una serie di infortuni incontestabili, prima tra i lunghi e poi tra i piccoli. Questo ha fatto calare la qualità. Il roster era ben costruito, senza grandi nomi ma efficace, come dimostrano le 13 vittorie in classifica». A incidere, però, non solo la condizione fisica: «L’organico amputato, poi anche l’esonero dell’allenatore, hanno creato una somma di problemi. E a un certo punto si è scelto di puntare sul campionato, che era l’obiettivo raggiungibile».

Dall’altra parte ci sarà un Maccabi difficile da decifrare, reduce da una stagione complicata anche da fattori esterni. «È stato tartassato dalla guerra, ha cambiato più volte sede. È quasi ingiusto giudicarlo tecnicamente: è una squadra che non è diventata squadra», osserva il giornalista. Il talento offensivo, però, non manca: «Ha uomini che segnano molto. Se tutto va come deve andare, ha più batterie offensive della Virtus e potrebbe colpire». Un aspetto che si intreccia con le difficoltà difensive degli israeliani, ma che, in una gara così particolare, rischia di avere un peso relativo.

In casa Virtus, invece, l’attenzione si concentra anche sulle assenze, a partire da quella di Matt Morgan. «La struttura della squadra è quella: le due guardie sono i principali attaccanti e se ne manca una è un problema. Edwards dovrà fare di più, Alston Jr. i suoi tiri li prende sempre. Se arriva aiuto dagli altri, tanto meglio», sottolinea Fuochi, evidenziando come le responsabilità offensive restino concentrate sugli esterni.

Sul fronte panchina, intanto, la promozione di Nenad Jakovljevic apre uno scenario ancora tutto da valutare. «Questi mesi sono decisivi. Non ha mai fatto il capo allenatore, siamo in una fase sperimentale. La società spera possa diventarlo stabilmente», spiega Fuochi, lasciando intendere come il finale di stagione servirà anche per misurare la sua tenuta. Il tutto in un contesto che potrebbe cambiare anche a livello economico: «Se ci sarà una riduzione del budget, si dovrà lavorare con più economia. Ma questa squadra ha già dimostrato che si può fare basket competitivo anche così».

Lo sguardo, inevitabilmente, si allarga anche al futuro societario, con Massimo Zanetti ancora punto di riferimento ma con interrogativi aperti: «Aveva indicato il 2026 come possibile anno di uscita, ma potrebbe anche restare. Lo sa solo lui». Intanto la Virtus si gode il primo posto ritrovato in campionato e prova a costruire lo slancio per il finale di stagione, con l’obiettivo più concreto ormai spostato sull’Italia. La tappa di Belgrado, pur dal valore limitato, resta così un passaggio intermedio: una partita che conta poco per la classifica, ma che può comunque offrire indicazioni sullo stato di salute e sulle ambizioni di una squadra chiamata a chiudere al meglio l’annata.