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Donald Trump (foto Ansa)

 

Per il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, fare grande l'America significa sempre di più investire su armi e sicurezza, sacrificando i servizi sociali come salute e istruzione. Mentre gli occhi del mondo sono puntati su Islamabad per il negoziato con l'Iran, all’interno degli Stati Uniti il bilancio federale per l’anno 2027 parla chiaro. Washington ha deciso che il futuro si costruisce con missili e droni, non con la ricerca e la formazione, o la coesione sociale.

Presentato il 3 aprile scorso, il budget proposto dall’amministrazione Trump per l’anno fiscale 2027 (che inizierà il 1° ottobre 2026) è il documento fiscale più drastico degli ultimi 80 anni. La spesa per la difesa sale a 1.500 miliardi di dollari, un aumento del 44% rispetto all’anno precedente e una cifra mai vista dalla Seconda guerra mondiale. Con rischi di ripercussioni su tutto il pianeta, che già da anni è impegnato nella corsa agli armamenti. 

Per finanziare questa spesa militare, Trump ha delineato un taglio di 73 miliardi di dollari alla spesa federale non legata alla difesa. Soldi destinati alla ricerca sanitaria, all’istruzione, alle sovvenzioni per le energie rinnovabili e il clima, oltre che all’edilizia popolare e alle sovvenzioni per lo sviluppo comunitario. I tagli alla spesa non militare rappresentano una riduzione del 10% rispetto all’annuale anno fiscale.

Incasserà dunque la difesa in senso ampio, con il messaggio strategico del dominio totale, dalla terra allo spazio. Il potenziamento di droni e di sistemi anti-drone, il programma Golden Dome per la difesa missilistica, l’intelligenza artificiale militare. Sessantacinque miliardi saranno investiti per 34 navi da battaglia; 3,6 miliardi in più otterrà il riarmo nucleare attraverso la National Nuclear Security Administration. Inoltre ci sarà un aumento salariale del 7% per le truppe.

La richiesta arriva mentre il Congresso affronta i costi vertiginosi della guerra in Iran, ma anche le imminenti elezioni di metà mandato. Molti dei programmi eliminati, come i sussidi alle famiglie povere, i prestiti alle piccole imprese di campagna e i fondi per le comunità agricole erano a favore dell’elettorato che aveva sostenuto Trump nel 2024. Il conto politico di queste scelte lo si vedrà dunque a breve, e se i tagli diventano concreti, nelle presidenziali del 2028.