letteratura

Elena Pasoli, direttrice della Bologna Children's Book Fair, al Quartier Generale delle Nazioni Unite (foto di Nina Galicheva)

«Se gli illustratori e gli autori per ragazzi fossero famosi come gli attori del cinema, sembrerebbe di stare a Hollywood, perché avremo i nomi più eccezionali dell’ambiente». Con questa similitudine, Elena Pasoli, direttrice della Bologna Children’s Book Fair, presenta la 63esima edizione della fiera (13-16 aprile), con autori del settore, ospiti come lo storico Alessandro Barbero e un focus sulla Norvegia, paese ospite e protagonista della letteratura del Nord Europa.

Direttrice, la Children’s Book Fair quest'anno si prospetta  più ricca e ampia che mai.

«La più bella novità è il numero degli espositori, perché con un panorama internazionale incerto come questo, abbiamo temuto che la fiera potesse risentirne. Per fortuna così non è stato, visto che anche quest’anno avremo più di 1.500 espositori da 90 paesi in tutto il mondo, con nuovi arrivati come Zambia, Barbados e Nepal».

Quali sono le novità all’interno programma?

«Sicuramente la presenza della Norvegia come paese ospite, a cui sono dedicate intere mostre e incontri sia in fiera che in città, grazie alla popolarità della letteratura del nord. Poi ci sono i progetti “The Designer Studio” e “WritersLab”, pensati per gli autori emergenti e celebreremo il sessantesimo anniversario della Mostra Illustratori, tutta sul mondo dell’illustrazione. Inoltre, il festival “Boom! Crescere nei libri” ci aiuterà ad avvicinarci al pubblico dei giovani lettori e lettrici, con le sue quaranta mostre sparse per il centro città».

Ci saranno anche ospiti al di fuori della galassia del libro, come lo storico Alessandro Barbero e l’ex magistrato Gianrico Carofiglio. Cosa può portare la loro presenza?

«Carofiglio ci è stato proposto dal suo editore, Mondadori, con il quale ha scritto un saggio dedicato alla nuova generazione di lettori, che noi saremo fieri di presentare. Con Barbero invece abbiamo stretto amicizia due anni fa, quando lui venne a una nostra mostra a Shanghai, dove ha parlato di Marco Polo. Da allora gli dicevo sempre: “Professore, bisognerebbe portarla a Bologna”, e quest’anno ha finalmente accettato; parlerà dei libri della sua infanzia, di quando e come ha cominciato a diventare lettore».

Quali sono i rischi e le opportunità per l’editoria dell’infanzia in questo contesto sempre più digitale?

«Il digitale non è mai stato un problema: da anni esploriamo la relazione tra libro e digitale, e ciò che conta è la presenza di contenuti di qualità per i bambini. Anche l’intelligenza artificiale non va vista come minaccia, ma come opportunità e strumento utile per autori, illustratori e professionisti del libro, considerando che ormai fa parte della vita quotidiana. Il nostro Cross Media Award valorizza proprio le connessioni tra libro cartaceo e digitale».

Si è discusso molto dellimportanza di affrontare nei libri per ragazzi tematiche più mature, al di là dell’immaginario infantileSecondo lei è un bisogno che viene intercettato dalla letteratura d’infanzia?

«Oggi i libri per ragazzi affrontano davvero tutte le tematiche della vita: ambiente, genere, pace, guerra, diritto all’educazione, migrazioni. Da anni collaboriamo con le Nazioni Unite per esplorare a livello mondiale l’editoria centrata sui 17 obiettivi dell’Agenda 2030, che sono i grandi temi dell’umanità. Per esempio, tra i nostri premiati di quest’anno c’è anche un libro italiano edito da Corraini chiamato “Dove andiamo quando moriamo?” che riflette sul senso della vita e su cosa c’è dopo la morte».

E sulle crescenti richiesti una maggiore inclusività?

«Ogni anno ci sforziamo per invitare autori di più culture variegate possibili, tant’è che sta crescendo l’interesse verso fiabe e favole meno conosciute. Quest’anno abbiamo creato una categoria speciale per questi testi, perché se le tradizioni vengono raccontate in modo accessibile, diventano uno strumento di inclusione per le giovani generazioni».