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(foto tratta dal sito Bologna University Press)
Continua la lotta dei dipendenti Bup - la Bologna University Press, casa editrice di cui è socio unico la Fondazione Alma Mater (Fam) - per evitare i licenziamenti e accedere alla cassa integrazione straordinaria. Sul tavolo ci sono 700 mila euro, 150mila già anticipate, che la Fondazione intende versare per coprire le perdite della Bup. Secondo il sindacato la condizione per questo sostegno economico sarebbe il licenziamento di un numero non ancora precisato dei dieci dipendenti della casa. Se Fam parla di un risanamento necessario per evitare la liquidazione della fondazione, Enrico Baldazzi, delegato Cgil, sostiene che si tratta, di fatto, di uno smantellamento. «C’è un piano, mantenuto segreto, con licenziamenti ed esternalizzazioni, ma non ci hanno spiegato di quante persone stiamo parlando. Il punto però è un altro, il problema non si risolve licenziando due persone o cinque, poiché la Bup è a servizio dell'università, per sua struttura avrà sempre necessità di un flusso di cassa dall’Alma Mater», chiosa il sindacalista.
L’equivoco nascerebbe dal fatto che Bup non è un’azienda commerciale che segue logiche di mercato, dato che più del 90 per cento del suo lavoro è scaricabile gratuitamente in formato open access, mentre la quota di libri venduti è residuale. Non solo, Bup negli anni ha curato la comunicazione di Fondazione Zeri e di alcuni dipartimenti dell’università. Ad aggravare la contesa, il mancato rispetto degli accordi sindacali stipulati il 30 giugno 2025, secondo cui si sarebbero dovuti bloccare i licenziamenti fino al prossimo 31 ottobre; anche se, continuano le fonti sindacali, l’impostazione che vuole Bup sempre più in grado di camminare sulle sue gambe sarebbe nell’aria già dal 2023. Tuttavia, è dallo scorso gennaio che la dirigenza avrebbe iniziato a parlare di licenziamenti veri e propri.
Le trattative sono in corso ma a preoccupare i lavoratori sono soprattutto le incertezze sull’applicazione degli ammortizzatori sociali. Quello che chiedono è il codice previdenziale 3T, necessario per il riconoscimento della cassa integrazione straordinaria e di altre misure cuscinetto. L’iter di interlocuzioni con l’Inps per ottenerlo è stato avviato. Manuela Zanotti, dipendente Bup, argomenta: «Il codice previdenziale 3T identifica gli editori che pubblicano anche periodici. Noi lo siamo. Oltre ai volumi e ai libri pubblichiamo anche riviste scientifiche. Il secondo requisito per l’attivazione è essere tutti quanti inquadrati con il contratto nazionale grafici editoria. Anche questo è rispettato». Fatti che spingono lei e i suoi colleghi a proseguire con determinazione, fino a un “no” o un “sì” chiari alla proposta.
Nel tardo pomeriggio di oggi - 8 aprile - si è tenuto un altro tavolo di salvaguardia, questa volta in Città Metropolitana. «Le nostre speranze sono di riuscire a bloccare la procedura dei licenziamenti e di attivare il più presto possibile il codice 3T e tutte quelle tutele utili per la salvaguardia dei posti di lavoro», dice Zanotti. Al termine dell'incontro la controparte Fam ha deciso di prendere 48 ore di tempo per elaborare una decisione.
Di certo, al momento, ci sono solo i due dati riportati sul sito della casa editrice: attualmente Bup pubblica circa novanta titoli all’anno e ha un fatturato che sfiora il milione e mezzo di euro.