Processi

                                                                                                                       Il banco di un'aula giudiziaria (foto Ansa)

Questo articolo doveva andare in pagina ieri, 25 marzo, per motivi tecnici non è stato possibile farlo. Lo pubblichiamo oggi

 

In Corte d’Assise a Bologna è ripartito oggi il processo a carico del 63enne Leonardo Magri, imputato (attualmente a piede libero) per l’omicidio della moglie Daniela Gaiani, 58 anni, trovata morta impiccata alla testiera del letto di casa sua il 5 settembre 2021 a Castello d’Argile, nel Bolognese. Questa volta, a differenza della scorsa udienza, la Corte ha deciso di ammettere le telecamere delle "Iene", dopo che il 10 marzo i giudici avevano respinto la richiesta perché «la trasmissione non aveva un taglio esclusivamente giornalistico». Dopo una nuova istanza da parte della trasmissione, il cambio di decisione è avvenuto perché le riprese verrebbero trasmesse nelle puntate speciali, uno spin off de "Le Iene presentano il verdetto", trasmissione che andrebbe in onda solo al termine del processo, dopo la sentenza.

In aula oggi sono state mostrate le foto del cadavere, degli interni dell’abitazione. Poi sono state fatte sentire intercettazioni che hanno parlato della paura di Magri degli orari dei suoi spostamenti. Si è discusso sui dati informatici dei cellulari e degli spostamenti dell’auto dell'imputato. Il presidente della Corte, Fabio Cosentino, non ha ammesso formalmente le nuove consulenze informatiche della Procura né quelle delle parti civili perché presentate dopo l’inizio del processo. Tuttavia, se sarà necessario, i consulenti di parte potranno essere ascoltati nel corso del dibattimento. Degli esiti dei nuovi accertamenti informatici dell’accusa, che andrebbero a favore dell’imputato, ha parlato in aula come testimone il comandante del Nucleo investigativo dei carabinieri di Bologna, Claudio Gallú. Il colonnello ha analizzato le prime fasi dell’indagine, dalla chiamata di Magri al 118 della mattina del 5 settembre 2021 al ritrovamento del corpo della moglie. Poi si è soffermato sulle celle telefoniche a cui si è agganciato il telefono dell’imputato il 4 e il 5 settembre 2021. «Magri, intercettato, in diverse telefonate che fa, dice di essere preoccupato dagli orari per quella notte e dagli accertamenti sull’orario del decesso: "Io ho il terrore", dice in una delle telefonate al cognato Gaiani Antonio. Manifesta diverse volte la paura per gli orari», ha spiegato Gallù. Software sviluppati nel 2025 hanno permesso di stabilire che il cellulare della vittima sarebbe stato spento manualmente alle 23.36, momento compatibile con quello della morte, fissato dai medici legali prima delle 24, ma non con la presenza di Magri a casa. L’uomo non sarebbe rientrato prima delle 2.40.

Secondo la ricostruzione fatta dal colonnello, basata sull’analisi delle celle telefoniche, del sistema informatico dell’auto dell’imputato e delle telecamere in strada collegate alle celle, nel momento dello spegnimento del telefono Magri era a Pieve di Cento, a qualche chilometro da casa, per un incontro con un’altra donna con cui aveva una relazione. «Il dato dello spegnimento manuale del telefono a quell’ora – ha detto Gallú - è un dato forte. Fino a quel momento gli indizi portavano verso un’ipotesi omicidiaria. L’analisi delle celle in quel momento colloca l’auto di Leonardo Magri da un’altra parte, a Pieve di Cento, e inoltre abbiamo escluso che Magri avesse con sé il cellulare della moglie, perché all’atto dello spegnimento lo stesso telefono si attacca al wi-fi di casa a Castello d’Argile». Il dato è stato messo in discussione dalle parti civili.

L’avv. Barbara Iannuccelli, che assiste l’associazione "La caramella buona", ha sostenuto che si tratta di «una ricostruzione di fantasia», in quanto «la porzione di territorio coperta da una cella è vastissima». Sulla base di questi dati, dunque, sarebbe impossibile, secondo l’avvocata, determinare esattamente dove si trovasse Magri nell’arco di tempo, tra le 21 e le 24, compatibile con la morte della donna. Iannuccelli ha poi contestato la ricostruzione della relazione tra Gaiani e Magri fatta da Gallù, accusandolo di averla descritta come un rapporto idilliaco che, in realtà, non c’era. Il colonnello ha risposto spiegando di aver parlato di un matrimonio in crisi, ma dicendo che i due si erano scambiati anche messaggi dal tono affettuoso.