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Gli assessori Daniele Ara e Simone Borsari durante le contestazioni (foto di Tommaso Sfregola)
È l'ennesimo atto di una battaglia "di quartiere" che va avanti ormai da settimane. La seduta di commissione del quartiere San Donato sul Museo dei bambini e delle bambine al Pilastro è durata pochissimo. L’incontro, tenuto ieri sera alla Casa di Quartiere nel rione, è stato sospeso tra urla e contestazioni contro Daniele Ara, assessore comunale a Scuola, nuove architetture per l’apprendimento e adolescenti. Già prima dell’inizio della commissione c’erano stati spintoni e i battibecchi tra chi il Museo dei bambini e delle bambine, al parco Mitilini Moneta Stefanini, lo vuole e chi, invece, proprio no. L’oggetto del contendere è uno striscione, quello del comitato per il sì, sparito per far spazio a quello del comitato per il no. Ma le acredini sono ben altre, più profonde. C’è un rione diviso tra chi crede che il MuBa sia un’occasione di rilancio, riqualificazione e riavvicinamento al centro di Bologna e chi è invece convinto del fatto che si tratti di un’operazione di gentrificazione, di una presa in giro da parte di un’amministrazione comunale che vuole tirare a lucido la superficie del Pilastro nascondendo i problemi profondi e reali sotto una struttura di legno e vetro.
Legno e vetro. Materiali, secondo l’amministrazione comunale, ecosostenibili e green, che non faranno rimpiangere gli alberi abbattuti per far spazio al cantiere. Ma che diventano anche simbolo di un modo di comunicare che pare non funzionare, anzi. Prima che la commissione venisse sospesa Veronica Ceruti, dirigente dell’area Istruzione del Comune, per illustrare e raccontare cosa sarà il MuBa ha parlato di una struttura in legno e «vetro per garantire un’osmosi tra il museo e il rione». In risposta fischi, applausi ironici, cori. È la distanza percepita tra chi vive gli spazi e chi dà l’impressione di non conoscerli fino in fondo.
Quando Daniele Ara prende in mano il microfono, l'idea è quella di provare ad aprire un dialogo. L’assessore parla di un «progetto educativo di qualità». Sul luogo è però inamovibile: «La scelta è stata fatta». Per quelli del no, è una contraddizione in termini: se è già tutto deciso, il dialogo non ha senso. «Prima bloccate i lavori, poi parliamo», gridano. Ancora un’ondata di polemiche e di contestazioni, di confronti accesi tra sostenitori del sì e del no, finché la seduta non viene sospesa. Ara e Simone Borsari, assessore ai Lavori pubblici, vanno via tra i cori. Per l’assessore alla Scuola, gli attivisti di MuBasta sono degli «squadristi». Anche Enrico Di Stasi, il segretario del Pd di Bologna, è critico nei confronti dei No-MuBa: «Hanno dimostrato a tutta la città quello che è evidente da settimane – ha detto – vogliono solo, in modo antidemocratico, dittatoriale e prevaricante, che si faccia come dicono loro».
Di diverso avviso Laura Pasotti, portavoce del comitato MuBasta, secondo la quale «non c’è stata una reale volontà di dialogare con i residenti, ma l’amministrazione è venuta qui a ripetere sempre le stesse cose e a dire che vanno avanti come se niente fosse e senza fare riferimento a tutto quello che è successo in tre settimane, alla militarizzazione del quartiere e agli attacchi contro i residenti applicando anche i decreti sicurezza».
Sul fronte del sì, Maria Brigida di MuVet ha mostrato dei fogli con le firme raccolte per chiedere al Comune di andare avanti con i lavori: «Ne abbiamo raccolte 300 in tre mattine davanti al centro commerciale Pilastro – ha detto – e oltre mille online in 24 ore».
I lavori nel cantiere, per ora, proseguono. Il rione è spaccato, nei pianerottoli dei palazzi, tra una porta e l’altra, le opinioni sono opposte. Il dibattitto resta acceso e sembra lontano dal trovare una conclusione. Il sindaco Matteo Lepore e la sua giunta si dovranno assumere la responsabilità di aver spaccato il Pilastro.