anniversari

Aldo Moro, a destra, stringe la mano a Enrico Berlinguer (foto Ansa)

 

La scritta “Viva le br” apparsa in zona Pratello proprio il 16 marzo, in occasione del ricordo del rapimento di Aldo Moro riporta alla memoria il clima politico di quegli anni. I gruppi di estrema sinistra di allora erano contrariati dall’accordo raggiunto tra la Democrazia Cristiana e il partito Comunista italiano, architettato da Aldo Moro e Enrico Berlinguer durante gli anni settanta per rassicurare l’opinione pubblica dell’indipendenza del PCI dall’Unione Sovietica e allo stesso tempo per formare un governo con i due partiti più importanti del paese. Proprio in quel clima di crescente tensione, il 16 marzo del 1978 a Roma Aldo Moro, allora presidente della DC, si recava al parlamento per la presentazione del quarto governo guidato da Giulio Andreotti a bordo di una Fiat 130. Durante il tragitto la sua vettura veniva intercettata in via Fani da un commando delle brigate rosse, i suoi cinque uomini di scorta assassinati e Moro rapito. Un episodio che tenne bloccato il paese per 55 giorni, fino a quando il corpo senza vita del presidente della DC venne ritrovato il 9 maggio in via Caetani dentro la stessa Fiat.

Il graffito, che inneggia al terrorismo rosso, in città ricorda anche un’altra triste ricorrenza. Il 19 marzo del 2002 Marco Biagi veniva ucciso dalle Nuove Brigate Rosse in via Valdonica, mentre tornava a casa dalla stazione di Bologna. Il movente fu, come per il caso di Moro, di matrice politica. Biagi, cattolico e socialista, negli anni precedenti aveva ricoperto vari incarichi governativi ed era stato il principale promotore di una riforma del lavoro che verrà poi emanata dal governo Berlusconi II come legge 14 febbraio 2003, numero 30. La legge modificava il rapporto tra il datore di lavoro e il lavoratore, rendendo illegittima la reintegrazione dopo il licenziamento e venne vista dai gruppi di estrema sinistra come una riduzione drastica della tutele del lavoratore.

La reazione unitaria di tutti i partiti politici nel condannare il messaggio apparso in via Pietralata è un monito, sia per difendere la memoria di due figure politiche illustri sia per ricordare un periodo politico buio del paese che chiunque abbia fede nella storia si augura non si ripeta più.