terrorismo
Inaugurazione nel 2024 della targa a Graziella Fava (foto Ansa)
Il 13 marzo del 1979 un incendio doloso di origine terroristica divampa davanti al portone dell’Assostampa, sede del sindacato dei giornalisti dell'Emilia-Romagna e delle Marche (Asem), all'epoca in via San Giorgio 6. Diverse ore dopo lo spegnimento delle fiamme, al piano superiore accanto all’ascensore è trovata morta intossicata dal fumo Graziella Fava, cinquant’anni, che prestava servizio per la famiglia di un appartamento attiguo.
A distanza di 47 anni sono ancora senza nome gli assassini che, in nome di una repellente idea di «giustizia proletaria», attaccarono la sede e finirono per uccidere Graziella Fava, per altro nemmeno legata all'Asem.
Poco tempo dopo altri attentati presero di mira le abitazioni dei giornalisti Eneide Onofri dell’ “Avanti” e Gian Luigi degli Esposti del “Resto del Carlino” che restarono, però, illesi insieme ai loro famigliari.
I funerali di Graziella Fava si svolsero tre giorni dopo l’accaduto, in San Petronio. Fu indetto il lutto cittadino. Dopo il funerale, a cui parteciparono 1.500 persone, si formò un corteo con le massime autorità cittadine lungo via Ugo Bassi, da piazza Maggiore a piazza San Francesco.
Il gruppo terroristico dei Gatti selvaggi rivendicò l’azione, in memoria di Barbara Azzaroni e Matteo Caggegi, membri di Prima Linea uccisi dalla polizia in un bar di Torino il 28 febbraio del 1979 mentre si apprestavano a compiere un attacco terroristico.
Le indagini sui colpevoli dell’attacco e della morte di Graziella Fava furono inconcludenti: gli assassini restano ancora ad oggi ignoti e impuniti. Così l’omertà si macchia di mafiosità.
Il “Cantiere di Bologna”, che nel 2025 ha dedicato alla vicenda un lungo articolo, ricorda così Gabriella: «Non faceva parte della lotta armata, non vestiva una divisa militare, aveva il grembiule e i guanti di gomma della colf. È morta salvando la donna che accudiva».