IL CASO

La Corte di Assise in udienza (foto di Giulia Goffredi)

 

Si sono alzati i toni stamattina in Corte di Assise a Bologna tra la Procura e gli avvocati di parte civile nel processo per la morte di Daniela Gaiani, 58enne il cui corpo è stato ritrovato nel letto di casa sua il 5 settembre 2021 a Castello d’Argile, nel Bolognese. Imputato per omicidio volontario è il marito della donna, il 63enne Leonardo Magri, al momento a piede libero. A preoccupare i legali dei familiari della vittima e dell’associazione “La Caramella Buona onlus”, tanto da arrivare a uno scontro verbale con il pm durante la seduta, è quello che al termine dell’udienza l’avvocato Daniele Nicolin, uno dei difensori di parte civile, ha definito «un cambiamento totale da parte della Procura, che secondo noi non è giustificato» circa la posizione nei confronti dell’imputato. Oggetto di discussione sono state le indagini integrative depositate dal pm Giampiero Nascimbeni, in particolare degli accertamenti tecnici sul telefono di Gaiani, che potrebbero rinnovare il sostegno alla prima ipotesi formulata intorno alla morte della donna, ovvero che si sia trattato di un suicidio e non di un femminicidio, come invece sostengono i suoi familiari. La Corte, presieduta dal giudice Fabio Cosentino, ha rinviato l’udienza al 25 marzo, rimandando per quella data la testimonianza del colonnello Claudio Gallù, comandante del Nucleo investigativo dei carabinieri che ha svolto le indagini sul caso.

L’accusa che attualmente grava sulle spalle di Leonardo Magri è quello di omicidio volontario, aggravato dalla relazione sentimentale e dai futili motivi: l’uomo avrebbe ammazzato la moglie, ritrovata impiccata alla spalliera del letto, perché la considerava un ostacolo a vivere la sua relazione con un’altra donna, più giovane, che non è ancora stata chiamata a testimoniare in aula. Secondo gli accertamenti medico-legali della Procura, la donna non sarebbe morta per asfissia meccanica, come inizialmente ipotizzato, ma per strangolamento. A sostegno della tesi dell’omicidio sono anche la perizia tossicologica, che ha stabilito come Daniela Gaiani avesse assunto alcol e farmaci antidepressivi, tanto da non poter avere la forza di stringere la corda, e gli esami del Ris  il Reparto Investigazioni Scientifiche  che hanno dimostrato che la fettuccia con cui la donna si sarebbe impiccata non presentava “aree stressate” e quindi non sarebbe stata stretta intorno al collo. 

Tuttavia, un ulteriore accertamento della Procura, sostanzialmente una revisione delle copie forensi con un software di ultima generazione, ha evidenziato che la sera del 4 settembre 2021 il telefono di Gaiani è stato spento, con operazione richiesta dall’utente, alle 23.36, agganciando una cella ritenuta competente sullabitazione. In quel momento, sempre secondo le analisi sui telefoni, il marito era altrove e non sarebbe rientrato prima delle 2.40. Dati che devono essere incrociati con l’orario presunto della morte, fissato dal consulente medico legale Matteo Tudini tra le 21 e le 24, per i residui di cibo trovati nello stomaco, sulla base dell’orario di cena indicato da Magri.

«Ma anche accettando il dato informatico dello spegnimento del telefono della defunta alle 23.36 – ha sottolineato l’avvocato Nicolin parlando a margine dell’udienza con i giornalisti – questo non inficia il dato dell’omicidio, cioè che non si sia trattato di un suicidio, quindi di una morte per asfissia da azione esterna. Questo non è assolutamente messo in discussione». Secondo i legali di parte civile non ci sarebbe, dunque, nessuna necessità di insistere con indagini integrative su questa pista, come richiesto dal pm in aula. Mentre per quanto riguarda l’orario della morte, ha aggiunto: «Basta guardare la letteratura che c’è in materia, è notoriamente il dato più incerto che ci sia, perché dipende da una serie di fattori esterni. In questo caso specifico la defunta aveva assunto molto alcol». Elementi che hanno portato gli avvocati dei familiari della vittima e dell’associazione a chiedere di ammettere al processo anche i loro consulenti di parte, un medico legale e un ingegnere informatico. «Ci sono tanti dati da tenere in considerazione, come il fatto che Gaiani non fosse vestita o che ci fosse la finestra aperta. Per noi è incontestato che si sia trattato un omicidio, quindi a questo punto la domanda è: “Chi ha ucciso Daniela Gaiani?”. E non ci sembra che si possa bypassare questo problema semplicemente con un accertamento informatico», ha concluso Nicolin.