giornata della donna

La testa del corteo di "Non una di meno" mentre sfila in via Ugo Bassi (foto di Alberto Biondi) 

 

Non è stata una celebrazione, è stata una sommossa pacifica e inarrestabile. Lunedì 9 marzo il cuore di Bologna è tornato a battere al ritmo dei passi di diecimila persone, trasformando i partecipanti in una marea umana che non accetta più il silenzio. A partire dalle 16, Piazza Maggiore si è riempita in occasione dello sciopero femminista e transfemminista nazionale (il giorno dopo perché «di domenica non ha senso scioperare», hanno spiegato le attiviste) in occasione della Giornata internazionale dei diritti della donna. Il corteo è partito intorno alle 17:30 al seguito dello striscione “Sciopero contro la violenza patriarcale” e ha coinvolto tutti i principali gruppi bolognesi: dal mondo universitario a quello dell’associazionismo fino a tutti i centri antiviolenza del territorio. Moltissimi gli interventi che hanno toccato i temi più disparati. Tra questi la contestazione al Ddl Bongiorno, "il consenso non si tocca, lo difenderemo con la lotta" recitava uno degli slogan, i conflitti internazionali, dalla Palestina all'Iran, e le disuguaglianze sul lavoro. Tra le richieste portate in piazza anche la parità salariale e l'introduzione dell'educazione affettiva nelle scuole. 

Uno dei momenti più singolari della manifestazione è avvenuto davanti alla sede della Cgil di via Marconi quando il corteo si è fermato per lanciare una torta contro il portone del palazzo. L’accusa di "Non una di meno" al sindacato è di non essersi espresso pubblicamente sui finanziamenti ai centri antiviolenza. E mentre ciò che rimaneva della torta sul portone veniva pulito, il segretario della Cgil, Michele Bulgarelli, oggi ha criticato il gesto: «Non abbiamo parole rispetto a quello che è successo ieri. Un'offesa alla Camera del lavoro e a centinaia di nostre iscritte, delegate, attiviste, attivisti e funzionari che erano in corteo, in piazza e che tutti i giorni si impegnano nei luoghi di lavoro per i diritti di tutte e tutti contro il patriarcato». Un gesto, inoltre, motivato «con argomentazioni prive di qualsiasi razionalità e confuse», aggiunge Bulgarelli.

Il corteo è poi proseguito tra interventi, cori, canti e balli fino alla Stazione Centrale dove, in un momento di raccoglimento, delle attiviste con cartelli hanno fatto scudo a “Lince”, una manifestante che durante le manifestazioni – e conseguenti scontri – ProPal di ottobre è stata ferita al volto da un lacrimogeno, perdendo la vista da un occhio. Pochi metri più avanti, all’incrocio tra il ponte di via Matteotti e la via Indipendenza, il corteo si è fermato di nuovo e un’attivista di "Non una di meno" ha dipinto sull’asfalto la parola “sciopero” con vernice rosa. 

La marea con la stessa tinta ha poi continuato il suo percorso lungo i viali per poi girare sul ponte di via Stalingrado, percorrerne un pezzo e virare verso la Bolognina. Il corteo è terminato intorno alle 22.30 in piazza Lucio Dalla dove i manifestanti si sono riuniti per gli ultimi interventi, il tutto correlato da canti e balli di gruppo.