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Olivio Romanini, caporedattore del "Corriere di Bologna" (foto concessa dall'intervistato)

 

«Celebrare i 150 anni del “Corriere della Sera” in un momento di difficoltà dell’informazione aumenta la responsabilità verso le generazioni di giornalisti che ci hanno preceduto e verso quelle che verranno». Per Olivio Romanini, caporedattore del “Corriere di Bologna”, l’anniversario del quotidiano non è solo una data simbolica. È un passaggio che impone una riflessione sul futuro del giornalismo.

Nel giorno del centocinquantesimo compleanno del giornale, Romanini parla delle sfide che la testata di Via Solferino deve affrontare, soprattutto in concomitanza con la grande crisi della carta stampata, che per il caporedattore oggi è solo un tassello di un’offerta più ampia. «Tra podcast, newsletter e nuovi media, il digitale sta sempre più soppiantando l’analogico, la tradizione. Nei paesi anglosassoni questo cambio di paradigma è già avvenuto, mentre qui in Italia siamo ancora in una terra di mezzo. Il "Corriere" oggi è un sistema molto vasto che integra sia la carta stampata che l’innovazione», spiega Romanini. C’è però qualcosa che non è mai cambiato nel fare informazione, ovvero l’obiettivo del giornalista. «Le direttrici del Corsera sono le stesse delineate da Eugenio Torelli Viollier nell’editoriale del 5 marzo 1876», osserva il caporedattore. «Bisogna fare un giornalismo onesto, parlare chiaramente al pubblico. raccontare sul posto gli eventi che accadono e attenersi ai fatti». Le celebrazioni del centocinquantesimo sono iniziate oggi, con una speciale pubblicazione del primo numero del giornale come sovracopertina del quotidiano, e giungeranno al loro culmine domani al teatro alla Scala di Milano. «Sarà un onore e un privilegio presenziare domani al concerto insieme alle altre redazioni locali e al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Puntiamo anche noi a Bologna a fare un evento simile a maggio, e sarà l’occasione per una riflessione sullo stato del giornalismo e sul futuro dell’informazione», conclude Romanini.