Carcere
Ragazzi a lavoro per la nuova biblioteca al Pratello (foto concessa da Ufficio stamoa Coop Alleanza 3.0)
Una nuova biblioteca verrà aperta nell’istituto penale minorile Pietro Siciliani di Bologna, più noto come il carcere del Pratello. Il progetto “Letti in flagranza”, frutto della collaborazione di Coop 3.0, Librerie.Coop e il Centro per la Giustizia Minorile Emilia-Romagna, rappresenta un investimento nella cultura come strumento di crescita e significa dare un senso al concetto di funzione rieducativa della pena. «Non credo in nulla se non nell’oggetto libro come forma di riscatto. Le parole, la cultura e le relazioni sociali possono davvero cambiare il mondo. Io l’ho visto accadere», ha detto Silvia Avallone, scrittrice e ambasciatrice del progetto.
Quattrocento dei cinqucento volumi richiesti sono stati già raccolti per dare cuore all’iniziativa. La selezione dei titoli è il risultato di un lavoro condiviso di educatori, docenti e bibliotecari. Per rimpolpare la collezione i cittadini potranno recarsi fino al 23 aprile (Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore) in una delle cinque "Librerie.Coop" di Bologna e acquistare uno dei titoli selezionati. Ogni libro donato porterà con sé una dedica affinché si possa rinsaldare il legame tra i giovani detenuti dell’Ipm e la comunità. «Ho sempre creduto che la lettura non arricchisca la semplice erudizione di una persona ma la sua dimensione etica e morale», ha sottolineato il presidente di "Librerie Coop", Federico Parmeggiani.
Questa mattina Medi, uno dei ragazzi che in passato hanno conosciuto la detenzione nell’Imp, ha portato la sua testimonianza. Giovanissimo, con un leggero imbarazzo nascosto sotto il cappello ha ripercorso con emozione la sua esperienza: «Ricordo quella stanza, puzzava di fumo e cibo marcio. Prima la nostra biblioteca era un armadietto in corridoio con tre, quattro libri strappati. Spero solo che questa idea possa essere un’innovazione».
La sala adibita al progetto sarà fornita di scaffalature realizzate dai ragazzi stessi come compimento di un laboratorio di falegnameria che hanno seguito all’interno dell’Istituto. «Credo che sia un atto di resurrezione», ha commentato il cappellano dell’Ipm, Domenico Cambareri.
Nel 1932, su invito della Società delle Nazioni, Albert Einstein scrisse a Sigmund Freud chiedendo perché la guerra fosse inevitabile. Freud rispose che non esiste modo per eliminare l’aggressività umana ma entrambi concordarono che la cultura e l’educazione erano l’unico antidoto contro l'uso delle armi nelle relazioni internazionali. Oggi, alla luce della situazione geopolitica in atto, fondare biblioteche appare più che mai come «costruire granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito», per usare le parole di Marguerite Yourcenar.