Il carcere

Il volantino della maratona per carcerati (Foto Ansa)

 

È sempre di corsa Bologna, anche nel weekend. Sabato 28 febbraio il Carcere della Dozza ospiterà Re Start, una gara parallela rispetto a quella ufficiale cittadina fissata per il giorno successivo. A partecipare all'interno delle mura della casa circondariale saranno 34 detenuti, suddivisi in otto squadre da 4 o 5 persone. Si correrà “a staffetta”, e la vittoria andrà alla formazione che riuscirà a completare la propria frazione di 5,1 chilometri nel più breve tempo possibile. L’idea nasce dall'iniziativa di Andrea De David, presidente del Csi (Centro sportivo italiano), e di Filippo Diaco, consigliere del comune di Bologna, in collaborazione con l’Unione Sportiva Acli locale, l’amministrazione penitenziaria e Rosa Alba Casella, direttrice del carcere.

Evento che terminerà con una cerimonia alla quale saranno presenti Teresa Lopilato, presidente della Thermal Bologna Marathon, e Roberta Li Calzi, assessora allo sport.

«Portare simbolicamente la maratona anche all'interno della casa circondariale significa offrire ai detenuti l'opportunità di creare una connessione con ciò che avviene in città, oltre le mura del carcere», afferma Lopitato. E rimarca: «Crediamo che lo sport possa rappresentare uno strumento concreto di inclusione, responsabilizzazione e partecipazione a percorsi di reinserimento sociale».

Dal canto suo, Andrea De David, mette l’accento sulla sinergia tra istituzioni e sul riconoscimento del diritto, di tutti, di praticare sport: «Grazie al lavoro congiunto dell'amministrazione penitenziaria, di Termal Bologna Marathon, Acli e Csi, possiamo offrire un'interessante opportunità agli ospiti della struttura, finalizzata a perseguire concretamente il diritto universale allo sport, come sancito recentemente dalla nostra Costituzione». E non manca, da parte del presidente del Csi, un sguardo di speranza verso il futuro. «Un piccolo passo per un cammino, sostenuto anche dal Comune, che ci auguriamo di poter proseguire a lungo, coinvolgendo sempre nuovi soggetti», conclude De David.