Stadio

Il Dall'Ara (licenza CreativeCommons)

 

«C’è un dialogo costruttivo che continuerà alla ricerca di soluzioni», è l’ultima battuta del sindaco Matteo Lepore sul Dall'Ara. Oggi la giunta comunale ha posto una definitiva pietra tombale sul progetto restyling dello stadio bolognese svincolando i 40 milioni che teneva da anni fermi per finanziare l'opera. Per il futuro il tema sembra possa diventare campo, non da calcio, ma da battaglia per le prossime elezioni comunali. 

La maledizione del Dall’Ara, nome dato alla situazione di un Bologna che dal 9 novembre scorso non vince sul campo di casa, forse non riguarda solo il gioco. Dopo sette anni ecco infatti arenarsi completamente anche ogni concreto piano per un rinnovamento della struttura, quest’anno centenaria e sprovvista, per esempio, di coperture per le giornate di maltempo. Lo sanno bene tutti i tifosi che devono controllare il meteo prima di una partita per non affogare sugli spalti in caso di pioggia. 

Da un lato il sindaco nei giorni scorsi aveva lanciato una proposta informale, dicendosi «aperto alle proposte dei privati, anche per la costruzione di un nuovo stadio, purché senza consumo di suolo agricolo e all’interno di un piano più ampio di riqualificazione urbana». Dall’altra parte l’amministratore delegato del Bologna, Claudio Fenucci, ha ribattuto perentorio che  non può e non deve essere il Bologna ad avanzare nuove proposte: «I nostri 100 milioni rimangono sul piatto, ma ci impegneremo da partner, e non da protagonisti, solo in progetti credibili e convenienti». Aggiunta poi un’altra condizione: che il nuovo progetto, quale che sia, avvenga in tempi consoni. Sia Saputo che l’amministrazione della società rossoblù non hanno intenzione di aspettare per altri 7-10 anni.

Il lungo trascinarsi temporale del piano di ristrutturazione precedente era stato proprio la causa del suo fallimento. Ai 40 milioni stanziati dal Comune, si erano aggiunti i 100 del Bologna. Nel frattempo dal 2018, fra Covid, guerre e crisi energetica i costi sono lievitati di ulteriori 90 milioni, arrivando a 230 e nessuna delle due parti, né attori terzi, sono stati disposti a metterceli.

Stallo che sembra replicarsi anche adesso. Sia Comune che Bologna Fc vorrebbero lo stadio, ma servono uno o più terzi che aggiungano investimenti. Fenucci ha evidenziato il modello esemplare della Virtus, che ha realizzato il suo nuovo impianto nel quartiere fieristico proprio col supporto economico della Fiera. 

Se una proposta non arriverà nei prossimi mesi, il nodo stadio arriverà anche a tiro delle campagne elettorali per le elezioni comunali di primavera 2027. Due candidati civici, Alberto Forchielli e Alberto Zanni, si sono già espressi. Il primo ha evidenziato le colpe dell’attuale amministrazione, che «con la sua inerzia» avrebbe fatto «fallire» il piano di ristrutturazione e ha avanzato la sua proposta: mettere il nuovo impianto a Fico, con il beneplacito di Farinetti. L’incontro con Fenucci sul tema non ha però portato a sbocchi, sempre i tempi troppo lunghi il problema. Dall’altra parte Zanni ha già messo l’accento sui problemi post eventuale nuovo stadio: cosa si farà del Dall’Ara se sarà orfano del Bologna?

Dall'opposizione è Matteo di Benedetto della Lega a sollevare il tema parlando di «uno schiaffo da parte della giunta Lepore a Saputo, alla squadra e ai tifosi», auspicando poi un investimento dei milioni nuovamente disponibili nei bisogni della città come crisi abitativa e sicurezza.

In mezzo alla mancanza di prospettive concrete e alla polemica politica, si inserisce una terza incognita, la volontà del proprietario Joey Saputo. Alcune indiscrezioni descrivono l’imprenditore canadese come stanco della vita di Bologna e in movimento per vendere la società in un futuro non troppo lontano. Il mercato invernale conservativo fatto dalla squadra e il desiderio di chiudere la partita stadio in tempi relativamente brevi potrebbero essere indizi in tal senso. Altre fonti da Palazzo d'Accursio invece negano qualsiasi ipotesi di disimpegno e al contrario una volontà di arrivare, con l'amministrazione comunale e magari con altri investitori, a una soluzione soddisfacente per tutti e soprattutto per gli appassionati del Bologna.