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Federica Guidi, presidente di Ducati Energia (foto Ansa)

 

Suo padre era solito ripeterle bonariamente: «Secondo me il virus l’hai preso da bambina». Il virus, l’amore per l’azienda che lui, Guidalberto Guidi, ha portato avanti per decenni trasformando Ducati Energia in un gruppo internazionale con stabilimenti produttivi in Europa, in Asia e in Sud America. E quella bambina altri non era che Federica Guidi, l’imprenditrice che – assieme al lavoro in azienda – ha ricoperto incarichi all’interno dell’amministrazione regionale e nazionale. È stata Presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria, Vicepresidente di Confindustria fino a diventare Ministro dello Sviluppo Economico, sotto il governo Renzi, dal 2014 al 2016. Da allora si è dedicata a tempo pieno all’azienda, in cui sognava un ruolo dai tempi in cui faceva finta di digitare fax nell’ufficio del padre. 

«Il sabato capitava dovesse presenziare a una qualche riunione e allora mi portava con sé», ha raccontato l’attuale presidente della realtà bolognese a InCronac@. Così lei se ne stava nel suo ufficio ad aspettarlo, fantasticando su tutto quel lavoro che c’era da sbrigare. Una parola come “fabbrica” è entrata presto nel vocabolario di Guidi che (pure) nei suoi giochi la utilizzava senza conoscerne il significato. Mutuandola dalle telefonate di lavoro che suo padre riceveva nel corso della giornata. «Anche io come lui, dicevo che dovevo andare a lavorare in fabbrica». Ed è così che è iniziato il passaggio del testimone. Di padre in figlia.

«Il suo mondo mi affascinava e andando avanti con l’età mi sono resa conto che mi stessi solo preparando per entrarci anche io», ha spiegato ancora Guidi. Dopo una laurea in giurisprudenza, un master e un’esperienza in una banca d’impresa tutto sembrava darle ragione. E quando finalmente è entrata in azienda per lavorare, lo ha fatto affiancando gli uffici tecnici. Bisognava partire dal basso, come qualsiasi altro giovane di venticinque anni. Si chiamava gavetta.

«Mi sono occupata di tutto all’inizio per comprendere materie, codici e processi produttivi», ha continuato la presidente. In fondo anche un’azienda ha tutto il suo vocabolario, e una volta appreso, ha potuto concentrarsi sul cercare un ruolo che fosse interamente suo.

«Mio padre riteneva fondamentale che imparassi il lavoro dalle persone che lavoravano per lui, quindi manager e dirigenti ed è proprio da loro che mi sono sempre fatta vedere propositiva. Volevo che l’azienda mi riconoscesse». E così è andata visto che un giorno Federica Guidi e suo padre Guidalberto si sono ritrovati faccia a faccia, non solo a casa, ma in quella fabbrica che aveva irretito speranze e ambizioni. «Ci capivamo con uno sguardo; dal modo in cui saliva i gradini dell’azienda ne comprendevo le intenzioni e anche se non era d’accordo, ha sempre ripagato con fiducia le mie scelte in quello che era il suo mondo», sorride l’imprenditrice.

A distanza di anni, Guidi parla di quel mito come se fosse ancora al suo fianco. Come se – di quel mito – avesse compreso decisioni, rinunce e ripensamenti. Tanto che: «L’azienda era la sua vita, oggi è la mia». La storia di Guidi sa di ambizione, passione e dedizione. Quest’ultima ripagata dai risultati che Ducati Energia ha raggiunto sotto la sua guida; solo nell’ultimo anno il fatturato è salito a 250 milioni di euro, un record per la multinazionale.