Il commento
Nicola Zanarini (foto concessa dall'intervistato)
«Sono rimasto interdetto, è stato un calciomercato che ha sconfessato molto». Parla Nicola Zanarini, giornalista Rai che commenta l’operato del Bologna nella sessione di compravendita da poco conclusa. Caduta proprio nel mezzo dei due mesi di tempesta in cui ha navigato la squadra, verbo al passato anche se le onde ora sono forse più alte e minacciose che mai, era un’occasione d’oro per provare a mettere mano alla rosa e ritracciare la rotta. Le operazioni compiute hanno però lasciato più dubbi che certezze. Immobile e Sulemana ceduti, Fabbian scambiato con Sohm della Fiorentina, Holm scambiato con Joao Mario della Juventus, Helland come unico acquisto.
Zanarini, partiamo dal contesto in cui si è svolto il calciomercato, nel cuore di una crisi profonda. Cosa prevede per il futuro?
«Mi auguro che il Bologna si riprenda e che Italiano sia rinnovato. Serve però che ci sia un cambio di approccio dalla panchina. Andare contro il Milan che sta fermo in difesa e fa lanci lunghi mentre la tua difesa è alta a centrocampo è un suicidio. Martedì più che una partita di calcio è stato un torello» (gioco calcistico in cui i partecipanti in cerchio si passano il pallone tra loro mentre una persona al centro deve cercare di intercettarla, ndr).
Il posto dell’allenatore rossoblù è a rischio?
«Si è giocato buona parte del credito guadagnato nelle stagioni passate. Ora ha il derby emiliano contro il Parma in Serie A, i playoff di Europa League e i quarti di Coppa Italia con la Lazio. Servono risultati subito; il campionato è difficile recuperarlo. Deve arrivare almeno in finale di Coppa Italia o fare un buon percorso in Europa. Il punto è che il suo gioco è quello. Se tutto va bene e tutto gira coi giocatori giusti perfetto, se qualcosa non va si inceppa ed è troppo testardo per cambiarlo. A quel punto la scelta della società sarebbe se cambiare mezza rosa per dare una squadra che funzioni per lui o se cambiare direttamente lui».
Vista l’aria che tirava già da dicembre ci si aspettava di più dal mercato del Bologna, quali sono i motivi dietro le scelte fatte?
«Uno è di sicuro quello economico, si voleva guadagnare e non spendere. Il riscatto di Fabbian della Fiorentina porterà 15 milioni, quello di Holm alla Juve potrebbero essere altri 18. Siamo davanti al primo bilancio rossoblù dell’era Saputo in attivo. Nel caso di Holm però c’è sicuramente anche un’altra componente. Si rumoreggia di problemi di spogliatoio, altrimenti non si spiega la cessione di un titolare fondamentale per la squadra in cambio di Joao Mario che a giugno tornerà in ogni caso a Torino».
L’amministratore delegato Fenucci ha recentemente ribadito che il mercato di gennaio è un mercato complicato, per i venditori più che per i compratori, un’altra possibile spiegazione?
«Coerente, il mercato è stato da venditori, ma ha stravolto lo stile che avevamo imparato a conoscere del responsabile dell’area tecnica rossoblù. “Il cobra”, come è soprannominato, ci aveva abituato ai colpi a basso costo fatti su giocatori giovani e promettenti. Solo Helland risponde a questa descrizione. Tutte le altre operazioni hanno sconfessato le strategie della sessione estiva facendo partire Sulemana e Immobile, un’ammissione di aver fallito in pratica. E la squadra è depauperata».
Parlando di Helland, può essere una stampella per la claudicante difesa del Bologna già da questa stagione o bisognerà aspettare?
«Italiano nell’ultimo mese non lo ha fatto giocare, segno che non lo ritiene pronto. Certo, non sarebbe il momento per fare gli schizzinosi: per il gioco a pressing alto del Bologna Casale come difensore centrale è impresentabile e con Lucumì infortunato servono sostituti come l’ossigeno. Helland quando ha giocato nel Brann contro i rossoblù ha impressionato e Heggem, norvegese come lui, può aiutarlo a inserirsi più facilmente nel gruppo. Considerando che ci sono ancora tre competizioni da affrontare e che di quattro difensori centrali non se ne fanno due, trovo inevitabile che prima o poi giochi. Sarebbe servito però magari affiancargli un compagno stagionato che facesse da guida, anche Heggem è relativamente nuovo».
Invece Sohm riuscirà a non far rimpiangere Fabbian?
«Fabbian giocava meglio quando ad allenare era Thiago Motta, con Italiano giocava alto, da trequartista, e non era il suo ruolo. Sohm è più duttile da questo punto di vista, può coprire più ruoli a centrocampo sia in attacco che in difesa, il problema è che forse non sarà molto utilizzato».
Per quanto riguarda Joao Mario che dà il cambio a Holm?
«Qui la vedo grigia. Che motivazioni può avere il giocatore per impegnarsi e Italiano per sforzarsi di farlo funzionare quando entrambi sanno che fra cinque mesi se ne andrà da Bologna. E in ogni caso Joao Mario non garantisce quello che serve adesso, solidità in difesa. Non ho grande fiducia nel suo apporto alla squadra».
Le cessioni di Immobile e Sulemana senza che entrassero sostituti, anche se non erano fondamentali, che segnale danno?
«Ricordiamoci che quando venne preso Immobile doveva essere la punta titolare. I tifosi venivano rassicurati che malgrado la non più giovanissima età fosse in forma perfetta, poi alla prima partita dopo 25 minuti si è infortunato. Sulemana non giocava per altri motivi, ma liberarsene senza integrare nuovi prospetti a centrocampo è una mancanza non grave oggi ma che lo sarà domani. Sono cessioni che danno l’idea di un pensiero tipo “quest’anno ormai è andata così, vediamo al prossimo”».
Per concludere, un voto che riassuma il suo pensiero?
«Senza voler essere troppo cattivi 5-. Ti trovi con un uomo in meno in rosa, che non è un dramma perché in 28 erano troppi, ma d’altra parte la difesa è indebolita, l’attacco è indebolito o comunque ha meno opzioni e il centrocampo rimane invariato. Male».