il commento
Il senatore Pier Ferdinando Casini in sciarpa rossoblù (foto Ansa)
«Non faccio pronostici, c'è il rischio che si avverino». Nessun commento tecnico, parla il cuore da tifoso quando Pier Ferdinando Casini risponde sul suo Bologna, mischiando il calcio alla fede per cercare di spiegare come mai la squadra di Italiano viva ormai due mesi di crisi totale.
Casini, lei come si spiega la situazione attuale della squadra di Italiano?
«Cito il Berlusconi calcistico, non politico: “Il calcio è come la religione. Ci sono misteri gloriosi e misteri dolorosi, ma sempre misteri sono”. Il Bologna è nel pieno di un mistero molto doloroso».
Ha un suo indizio per risolvere questo mistero?
«No, perché quello che vedo è troppo brutto per essere vero. Ieri sera col Milan per esempio, la questione non è tanto aver perso contro una squadra molto forte, quello lo avevo messo in conto. Ma non fare un tiro in porta? Inconcepibile. E se loro anziché 3 gol ne avessero fatti 5 non avrebbero rubato nulla».
Le statistiche evidenziano un netto calo della difesa da dicembre.
«Il problema della difesa è enorme, ma anche nel resto dei reparti non è che siano messi bene. Ogni volta che gli avversari alzano un po’ il ritmo la squadra non ci sta dietro. Sicuramente giocano un ruolo gli infortuni e le tre competizioni fra campionato, coppa e Europa, per cui forse ancora non si è attrezzati».
È rimasto deluso dal calciomercato invernale che non ha portato reali rinforzi?
«No, credo che si sia fatto quello che si poteva. Non c’erano voragini nella rosa da colmare e non è stato ceduto nessuno di fondamentale. Le carte in regola per fare bene ci sono, è la stessa formazione che dopo dodici giornate era quinta insieme alle capolista».
Italiano dalla panchina poteva fare di più?
«No. Ho fiducia sia in lui che nella società, hanno fatto bene, anzi benissimo, in passato e lo faranno ancora. Si è semplicemente rotto qualcosa e ci sono ricadute anche a livello psicologico. Non lo sa nessuno cosa, neanche loro. Quando cercano di trovare spiegazioni se ne escono con cose che sarebbe veramente meglio stare zitti, come la “mancanza di attenzione”».
Che colore ha il futuro, nero o rosa?
«Il futuro è sempre e comunque rossoblù. I tifosi veri non piangono, combattono. Ci sarà una resurrezione, non ho dubbi, occhio solo che non arrivi troppo tardi quando si potrebbe già essere stati risucchiati nella metà bassa della classifica. Un posto a cui il Bologna non appartiene».