ordine pubblico

Alfredo Cospito (foto Ansa)

 

Tre anni dopo il corteo di solidarietà per Alfredo Cospito, anarchico in carcere con il regime 41 bis, che sfociò in atti vandalici nel centro di Bologna, arrivano le richieste di rinvio a giudizio per sedici anarchici. Dovranno presentarsi davanti al gip il prossimo 10 aprile. Questo mentre a livello nazionale si discute su quali misure adottare nei confronti dei manifestanti violenti durante il corteo in solidarietà di Askatasuna di sabato scorso. L’ennesimo scontro tra forze dell’ordine e militanti, che accresce la scia delle violenze degli scorsi mesi, verificatesi principalmente nel contesto delle manifestazioni in sostegno a Gaza.

La procura di Bologna accusa i militanti, tutti italiani tranne una cittadina spagnola, di manifestazione non autorizzata, danneggiamento aggravato, imbrattamento, accensioni pericolose, porto di oggetti atti a offendere e violenza privata. Un’imputata è accusata anche di contraffazione, diffamazione e diffusione di notizie false, per avere affisso, all’esterno di almeno due edicole e in diverse altre parti della città, finte locandine che riportavano l’intestazione e il logo di "Qn-Carlino". Queste locandine attaccavano il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il sistema del carcere duro. Secondo la procura i sedici sarebbero responsabili di avere imbrattato con scritte e graffiti i muri del centro storico e di avere danneggiato le filiali di due banche in via Riva di Reno durante la manifestazione non autorizzata del 19 gennaio 2023. La protesta di un centinaio di anarchici contro il regime del 41 bis si svolse nel periodo in cui Alfredo Cospito, leader della Federazione anarchica informale, era in sciopero della fame da tre mesi. Era detenuto col regime del carcere duro per la gambizzazione del dirigente dell’Ansaldo Roberto Adinolfi e condannato a 23 anni in via definitiva per un attentato, nel 2006, alla Scuola Allievi Carabinieri di Fossano. Non ci furono in quest'ultima occasione né morti né feriti.