botta e risposta
Gli scontri durante il corteo in solidarietà al centro sociale Askatasuna (foto di Alberto Biondi)
Braccio di ferro politico anche a Bologna sul tema della sicurezza, dopo i violenti scontri in strada di sabato a Torino. A Palazzo D’Accursio tiene banco il tema delle proteste in solidarietà al centro sociale Askatasuna, sgomberato a dicembre scorso, e delle forze dell’ordine ferite da manifestanti violenti. E in Regione la Lega ha presentato una interrogazione.
Da una parte c’è chi condanna senza sconti l’azione violenta degli antagonisti ma ribadisce il diritto dei cittadini a manifestare. Il sindaco Matteo Lepore è intervenuto difendendo le «migliaia di persone che hanno manifestato pacificamente», aggiungendo che il punto è la violenza, perché «la politica con la violenza non deve avere assolutamente nulla a che fare». Lepore ha replicato in questo modo anche a chi dice che agli scontri di Torino avrebbero partecipato anche alcuni attivisti del centro sociale Làbas, che ha sede in vicolo Bolognetti in uno spazio di proprietà del Comune. Il sindaco ha espresso piena solidarietà al poliziotto «che è stato ferito, aggredito vigliaccamente, e a tutte le forze dell’ordine». «Il problema – ha continuato – non è manifestare, ma è la violenza, che non può essere usata in nessun caso per giustificare qualsiasi idea». Parlando di Bologna, il sindaco ha detto che la città deve dare una dimostrazione di democrazia e non violenza. «Penso che possa essere una città dove si può manifestare senza usare violenza, portando avanti anche critiche nei confronti di chi governa».
Ma l’opposizione non ci sta. «Lepore – dice Francesco Sassone, consigliere regionale di FdI e coordinatore cittadino dei meloniani – è impossibilitato a condannare senza se e senza ma la violenta aggressione subita dalle forze dell’ordine a Torino da parte dei centri sociali. Questo perché, come azionista di maggioranza della sua giunta ha Coalizione civica. Un tutt’uno con Làbas, che era presente con i suoi attivisti a Torino. Se davvero non vuole avere nulla a che fare con i violenti, Lepore deve avere coraggio di togliere gli spazi in città ai centri sociali. Ma sappiamo che non lo farà».
«Mentre Lepore a parole esprime solidarietà agli agenti feriti – si accoda l’eurodeputato di Fratelli d’Italia Stefano Cavedagna – continua a garantire spazi e contributi a Làbas, Tpo e Trash, centri sociali coinvolti nella manifestazione violenta». Anche il leghista Matteo Di Benedetto è della stessa opinione. «La violenza dei centri sociali a Bologna è la normalità. Il sindaco condanni tutte queste violenze e dica che non devono avere cittadinanza a Bologna. Tolga le sedi alle associazioni».
Dalla Regione arriva la voce del presidente Michele de Pascale, che condanna qualsiasi tipo di strumentalizzazione. «Il Paese si unisce nella condanna della violenza – ha detto. Non ci si deve porre la domanda di come si faccia a guadagnare o perdere qualche voto rispetto a un evento violento. Qualsiasi strumentalizzazione è indecorosa». E ha aggiunto che «davanti a ciò che è accaduto, c’è una reazione sola: la condanna ferma e assoluta di qualsiasi forma di violenza. Qualsiasi altro commento rischia di mandare messaggi molto sbagliati».
Nel rispondere all’interrogazione presentata dalla Lega, che ha definito la manifestazione torinese un «vero episodio di terrorismo urbano», la sottosegretaria alla presidenza Manuela Rontini ha ribadito le parole di de Pascale e ha definito quella della Lega una «strumentalizzazione di un fatto grave, gravissimo, quando invece le istituzioni, in questi momenti, devono unirsi e devono unire». Lorenzo Casadei, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, ha respinto con forza «il tentativo di trascinare a sproposito forze politiche democratiche dentro una narrazione strumentale e ideologica». «Condanniamo con tutte le forze ogni atto di violenza – ha continuato. Chi colpisce le forze dell’ordine, devasta la città e aggredisce persone e lavoratori non ha nulla a che vedere con l’esercizio democratico del dissenso». E critica lo strumento del question time utilizzato dalla Lega. «Una scorciatoia politica – afferma – nel tentativo di costruire “colpe per associazione”. La violenza va isolata e perseguita. Sostengono che la sola presenza di esponenti politici in piazza equivarrebbe a copertura politica, e sarebbe grave perché quelle forze siedono nella giunta regionale. È una retorica pericolosa che vuole confondere il diritto costituzionale di manifestare con le responsabilità penali individuali che spettano solo a chi commette reati. Partecipare a una manifestazione non può diventare l’alibi per delegittimare chi era in piazza pacificamente, né per criminalizzare un’intera forza politica».