SCUOLA
Due bambini in fila per il pranzo (foto Ansa)
Sono 174 le scuole che offrono il servizio mensa a Bologna: 105 sono scuole dell’infanzia, 56 primarie e 13 secondarie. Questo si traduce in 18.500 pasti erogati ogni giorno tra tutti gli istituti coinvolti e 20.000 studenti iscritti alla refezione scolastica. Un servizio finito al centro di una complessa vicenda amministrativa, che ora Palazzo d’Accursio deve risolvere entro un mese – scadenza fissata dall’Anac – per poterne prolungarne il funzionamento oltre agosto 2026.
Sebbene i tempi consentano un certo spazio di manovra, preoccupa anche il lato finanziario oltre che quello umano. La spesa per la refezione scolastica è cresciuta da 15,36 milioni nel 2020-2021 a 18,49 milioni nel 2024-2025; un rincaro del 20,38% nei cinque anni di gestione Camst, per un totale di 85,56 milioni di euro. Si tratta di aumenti che gravano tutt’ora sulle famiglie, che pagano fino 6,80 euro un singolo pasto.
Secondo l’ultimo aggiornamento delle tariffe del servizio mense, datato gennaio 2024, il rincaro è dovuto all’inflazione e i maggiori costi di materie prime ed energia. All’epoca, Daniele Ara, assessore alla scuola, ha spiegato che «il Comune ha assorbito nel bilancio dei costi terrificanti per contenere le tariffe per i redditi bassi, tutelare il ceto medio e chiedere uno sforzo maggiore a chi ha un Isee superiore ai 35.000 euro». Numeri alla mano, si sono registrati 0,30 € al mese in più per le fasce Isee inferiori ai 4.000 euro, 2,8 euro e 4,9 euro al mese per la maggior parte delle famiglie, e 17,7 euro per i redditi superiori ai 35.000. I più penalizzati sono coloro che non presentano la classe reddituale, con un aumento di 25 euro al mese.
Nonostante l’andamento dei prezzi, l’Ufficio Refezione Scolastica sottolinea che il numero di studenti iscritti «la flessione di 300 iscritti registrata negli ultimi anni è normale, ed è comunque compensata dall’aumento delle famiglie che decidono di far mangiare i loro figli a scuola per comodità organizzativa».