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Una sede di Amazon (foto Ansa)

 

I tagli annunciati da Amazon (sono 30mila i dipendenti nel mondo che perderanno il lavoro) per il momento non dovrebbero riguardare l'Italia. Lo sostiene, con prudenza, rispondendo a InCronac@, il segretario provinciale del sindacato Filt-Cgil di Bologna, Andrea Matteuzzi, secondo cui non ci sono stati ancora esuberi o movimenti simili nel nostro Paese. Lo scorso ottobre  Amazon ha annunciato un taglio di quattordicimila dipendenti, oggi ne ha previsti altri sedicimila in tutto il mondo. Secondo l’agenzia inglese Reuters il maxi-licenziamento è dovuto al portato sempre più invadente dell’intelligenza artificiale all’interno dell’azienda. E ha riguardato tutti i settori, dal cloud più utilizzato al mondo, all’e-commerce fino a Prime Video.

La Big Tech ha giustificato qualche mese fa l’ingente licenziamento con l’adozione massiccia dell’IA e l’amministratore delegato Andy Jassy ha confermato che i tagli sono avvenuti a causa di un eccesso di burocrazia creatosi in azienda dopo il picco di assunzioni durante la pandemia. La vicepresidente Beth Galetti ha tenuto a ribadire che alle unità coinvolte nelle sedi statunitensi di Amazon saranno dati fino a novanta giorni per trovare una nuova collocazione in azienda. Le tempistiche però possono variare al livello internazionale. Tutti i dipendenti che non la troveranno riceveranno un altro genere di supporto. Indennità di fine rapporto; benefici assicurativi; servizi ri ricollocamento. Di conseguenza si sono sparsi i timori che esuberi e tagli possano riguardare anche i lavoratori italiani, tanto che a novembre alcuni dipendenti avevano incontrato i sindacati per capire come muoversi.

Nella storia di Amazon c'è un precedente analogo: l'azienda aveva completato tra la fine del 2022 e l’inizio del 2023 un taglio di oltre ventisettemila dipendenti.