editoria
L'edizione di "Repubblica" del 27 gennaio 2026 (foto Alessandro Fratini)
Un giubileo d’oro macchiato da una trattativa «prima negata a più riprese ai sindacati, poi annunciata alle agenzie di stampa» ed effettuata con «la più totale mancanza di trasparenza». L’apertura della nota firmata dal Cdr (Comitato di redazione) di “Repubblica” sulla cessione della testata, pubblicata a pagina 31 dell’edizione odierna, ne boccia completamente gestione.
Mancanza di trasparenza, nessun coinvolgimento delle redazioni e comunicazioni frammentarie sono le principali critiche mosse dai dipendenti dell’azienda. «Riteniamo incredibile, per un’azienda editoriale e un quotidiano che col suo giornalismo si occupa esattamente di rendere chiaro ciò che si vorrebbe oscuro, avere davanti questo buio proprio in un contesto che ci riguarda direttamente», denunciano i giornalisti.
Tutto è cominciato nell’autunno 2025, quando Exor, la holding della famiglia Agnelli‑Elkann azionista di controllo di Gedi, ha avviato le trattative per la cessione ad "Antenna Group", giustificata dalle difficoltà economiche relative alla crisi dell’editoria. Il futuro acquirente, però, non ha finora svelato le strategie che intende impiegare a cessione effettuata, lasciando all’oscuro i dipendenti.
Da quel momento, le polemiche hanno lasciato spazio a scioperi e contestazioni, man mano che le trattative proseguivano senza un riscontro dai piani alti. «I vertici di Gedi hanno una percentuale di affidabilità prossima allo zero. Davanti alle nostre richieste di informazioni sul futuro acquirente, di clausole di garanzie sulle linee occupazionali e politico-culturali del giornale, l’unico risposta è stata il silenzio», continua il comunicato.
Infine, dopo che i giornalisti stessi hanno indagato sulla famiglia Kyriakou (proprietaria del gruppo Antenna) hanno concluso così il loro comunicato: «In un mondo ideale sarebbe stato compito di Exor renderci edotti sull’acquirente. Ma quasi sei anni di gestione Exor ci hanno insegnato che sia nel metodo che nella forma è l’opacità a farla da padrone».