il quindici
(foto Ansa)
Il nuovo anno per l’Emilia-Romagna, una delle regioni locomotiva d’Italia, si prospetta cruciale. I numeri sul 2026 forniti da Unioncamere e Prometeia indicano che l’economia della regione dovrebbe proseguire nel solco positivo tracciato nel 2025. Pil e occupazione in crescita, trainati dal settore agricolo e dalle esportazioni. Preoccupano però le numerose crisi aziendali che costellano il territorio, come la Woolrlich e Gaggio Tech, dopo che le forze politiche e sindacali hanno risolto la questione La Perla, venduta all’imprenditore americano Peter Kern.
Vincenzo Colla, vicepresidente della Regione con delega allo sviluppo economico, commenta così il rapporto rilasciato da Unioncamere e Prometeia: «È necessario continuare a investire nelle filiere e nei settori strategici che consentono al territorio di giocare un ruolo importante nella competizione globale, in particolare su intelligenza artificiale, blue e green economy e biotecnologie». Secondo il vicepresidente sarà anche fondamentale il lavoro dell’amministrazione: «Le politiche regionali di sostegno all’economia hanno consentito alle imprese di essere attrezzate per affrontare un anno che si annunciava tra i più difficili a causa delle tensioni internazionali. I segnali di tenuta sono confortanti e ci sono gli elementi per guardare al futuro con fiducia», ha dichiarato nel comunicato stampa di Unioncamere e Regione.
Le aziende del territorio si preparano quindi a un momento cruciale, dopo che l’incertezza degli ultimi anni ha complicato gli affari per imprese concentrate per la maggior parte nel settore dell’export. Il 2026 dovrebbe di nuovo portare il segno più davanti all’esportazione di beni, 1,8% è la proiezione, dopo due anni negativi che hanno visto un calo del 2% all’export. «Va inoltre assicurato, ed è un nostro impegno, il sostegno all’internazionalizzazione, per aprire nuovi mercati e avviare nuove relazioni, e all’innovazione delle Pmi, per renderle sempre più competitive, aumentando la capacità di intercettare i finanziamenti europei come elemento fondamentale per poter continuare a crescere.
Il tutto, naturalmente, sempre con la bussola orientata a un modello di sviluppo sostenibile», ha spiegato Colla. Il vicepresidente avverte già della necessità di trovare e aprire nuovi mercati, alla luce dei cambiamenti globali. Il quadro mondiale ha infatti portato a un grosso cambiamento nella scelta dei partner commerciali. La Germania ora è al primo posto per numero di affari condotti con l’Emilia-Romagna, scalzando gli Stati Uniti a causa, tra le altre, dei famosi dazi voluti dal presidente Trump. A preoccupare sono anche i rapporti con il mercato cinese, insieme agli Usa un cliente chiave, visto che il calo dell’export del 16% verso il paese dell'Asia sembra avere dinamiche strutturali, che non miglioreranno nel breve periodo e che anzi potrebbero peggiorare nel lungo.
Secondo le previsioni fatte da Unioncamere, il prodotto interno lordo dell’Emilia-Romagna dovrebbe crescere dello 0,9%, sopra la media nazionale che si attesta sullo 0,7, accompagnato da un aumento dello 0,4% dell’occupazione, che porterebbe la regione al 71,5% del tasso di occupazione. Numeri positivi che confermano come il mercato del lavoro emiliano-romagnolo sia in grado di offrire opportunità. Il quadro provinciale del 2026 porterà anche una decrescita del tasso di disoccupazione, che toccherà il 3,9%, dato vicino ai minimi storici, e che issa l’Emilia-Romagna al terzo posto nazionale come disoccupazione. Bologna, il capoluogo di regione, è al passo con il resto del territorio come dimostrato dai dati di Unioncamere e Prometeia sulla città. Il Pil dovrebbe seguire l’andamento positivo osservato in regione, crescendo dello 0,9%.
Simili anche i numeri che riguardano l’occupazione, con il capoluogo che raggiunge il 72,9% del tasso di occupazione e si dimostra specchio attendibile dell’Emilia-Romagna. L’unica differenza sostanziale che emerge dai dati è quella sull’import/export, dove la tendenza regionale è ribaltata e la città importa più di quello che esporta. Dato che non solleva nessun campanello d'allarme, essendo una tendenza comune a tutte le città che devono importare grandi quantità di beni che non producono, ad esempio generi alimentari e farmaceutici che per motivi di infrastrutture non possono confezionare sul territorio cittadino. Il Comune ha inoltre approvato il bilancio triennale, che va dal 2026 al 2028, con una manovra da 1,5 miliardi di euro. Al centro dell’iniziativa i servizi per i cittadini, quindi istruzione, cultura e sport, con in più una particolare attenzione nella gestione dei fondi per le opere civiche, visto che quelli del Pnrr sono in scadenza.
La situazione generale però presenta delle criticità. In un decennio le imprese attive si sono ridotte del 5,8%, che in numeri reali significa 24.066 unità. La base imprenditoriale della regione si sta restringendo e ne è ben conscio Valerio Veronesi, presidente di Unioncamere della regione. «Stiamo assistendo a passi indietro della storia e a salti inimmaginabili nelle opportunità di innovazione. Le imprese di una regione competitiva come la nostra sono chiamate ad anticipare non solo il nuovo anno, ma il prossimo decennio sviluppando competenze e investimenti». Tra le imprese finite nell’occhio del ciclone c’è Woolrich, visto che all’inizio del 2026 c’è stata una sospensione della procedura in corso per cercare di mantenere i 109 dipendenti dello storico brand di moda nella filiera bolognese. L’assessore regionale Giovanni Paglia, con delega alle politiche abitative, giovanili e al lavoro, ha annunciato che la discussione si trasferirà sul tavolo istituzionale per mettere a fuoco prospettive e piani industriali, per spegnere una crisi nata alla fine del 2025 quando l’azienda di abbigliamento aveva annunciato la volontà di disgregare la propria sede in città e per evitare «una serie di licenziamenti mascherati. Non è accettabile questo modello di spostamento di massa».
In una situazione molto difficile si trovano anche i restanti 25 dipendenti della Manz, multinazionale tedesca di progettazione high tech, da 112 che erano, dopo che l’azienda madre aveva annunciato la chiusura della propria sede a Sasso Marconi. Incertezza aumentata dal saltato passaggio di proprietà durante il periodo natalizio, con la nuova società che si è tirata indietro per la sorpresa di tutti, incluso Paglia: «Questa decisione inaspettata ci costringe a confrontarci con una situazione di difficoltà inattesa. Non è la conclusione che volevamo, ma cercheremo alternative». Senza però un acquirente in tempi brevi, aumenta il rischio liquidazione. Woolrich e Manz sono due esempi di un problema che nel corso del 2025 ha visto altre realtà affrontare crisi profonde, come Gaggio Tech. Situata a Gaggio Montano, già nel 2022 aveva affrontato un cambio di proprietà arrivato dopo oltre 100 giorni di mobilitazione da parte dei sindacati. Ora, per i dipendenti dell’azienda dell’Appennino si riapre un periodo di incertezza che potrebbe durare a lungo anche nel 2026. La Perla, al contrario, è un esempio di salvataggio imprenditoriale riuscito, anche se non va dimenticato come le tempistiche del cambio di proprietà siano state molto lunghe. L’acquisto da parte di Kern nel giugno del 2025 è arrivato infatti dopo quasi tre anni di cassa integrazione per i dipendenti dell’azienda.
I punti fondamentali sottolineati da Colla e Veronesi, ovvero ricerca e tecnologia, saranno al centro di numerosi eventi a Bologna, per aiutare aziende e attività commerciali. Lo stesso vicepresidente di Regione parteciperà il 12 febbraio a un evento dedicato all’utilizzo dell’intelligenza artificiale, per generare un’economia sostenibile chiamato “Artificial Intelligence, blue economies and interregional synergies”, che si terrà al Tecnopolo Manifattura di Bologna. Il capoluogo emiliano sarà per tutto l’anno protagonista di numerose iniziative e manifestazioni, ospitate nei due poli economici e scientifici della città: BolognaFiere e il Tecnopolo.
Sempre seguendo il filone dell’intelligenza artificiale, che a proposito di prospettive sembra essere il tema principale del 2026 anche per quanto riguarda l’economia, vista l’innovazione e i cambiamenti che potrebbe portare nel mercato del lavoro, BolognaFiere ospiterà WMF. Acronimo di “We Make Future”, dal 24 al 26 giugno in città arriverà uno degli eventi principali d’Europa, che toccherà temi come la ricerca, la sostenibilità e il business aziendale. In Fiera, come ogni anno, le aziende del territorio bolognese potranno sfruttare i grandi eventi che verranno ospitati all’interno dei padiglioni. Confindustria Emilia a settembre organizzerà “Farete”, ormai tradizionale occasione per le Pmi del territorio di espandere le proprie conoscenze e stringere nuove partnership. Unioncamere poi supporta eventi come Marca, Sana Food e Mecspe, per offrire alle imprese spazi per pubblicizzare i loro prodotti. L’Emilia-Romagna, insomma, vuole mostrare le proprie competenze al resto d’Europa e del mondo, per mantenere a lungo il segno più davanti alla propria economia.