Lavoratori

Una serie di manichini con capi d'abbigliamento firmati Woolrich (foto Ansa)

«La situazione resta tesa, ma questa tregua è comunque un passo in avanti per trovare soluzioni concrete. Un eventuale trasferimento non tiene conto delle ripercussioni significative sulla vita dei lavoratori». Suggeriscono un cauto ottimismo le parole di Matteo Fabbri, dirigente della Filcams Cgil, in merito allo stato di agitazione dei dipendenti Woolrich.

L’azienda tessile, che è stata di recente acquisita dal gruppo italiano BasicNet, ha deciso nel dicembre 2025 di chiudere gli uffici di Bologna, con 109 lavoratori, e Milano, con altri 30, per concentrare le attività a Torino, obbligando i lavoratori locali al trasferimento. Dopo un mese di agitazioni e incontri senza esito con l’azienda, il 9 gennaio i nuovi vertici di Woolrich hanno accettato di sospendere temporaneamente i trasferimenti, senza però ritirarli del tutto. Per questo, in vista del prossimo incontro il 30 gennaio, i lavoratori continuano tutt’oggi con le proteste, annunciando 40 ore di sciopero.

Insomma, la guardia resta alta, data l’ombra del trasferimento che ancora incombe, ma Fabbri rassicura: «Salvare la sede di Bologna con tutti i posti di lavoro rimane il nostro obiettivo. Ora grazie alle agitazioni abbiamo guadagnato tempo per dialogare con l’azienda, che ha aperto al confronto, ma ci aspettiamo anche collaborazione con i sindacati per verificare se il trasferimento delle 139 unità garantisca davvero la continuità aziendale, oppure se emergono alternative adeguate per entrambe le parti», ribadisce Fabbri.

Secondo il dirigente, per il buon esito delle pressioni locali è stato cruciale il sostegno delle istituzioni pubbliche locali. «Sia Regione che Comune hanno condiviso la nostra urgenza, e hanno dimostrato a più riprese il loro sostegno per la nostra causa. L’incontro del 30 gennaio e la commissione consiliare dedicata di domani sono ottime opportunità per giungere a risultati concreti», ha concluso.