crisi aziendali

L'incendio dell'11 febbraio 2025 allo stabilimento Inalca di Reggio Emilia (foto Ansa)

 

Dopo un anno di attesa, per i lavoratori Inalca di Reggio Emilia arriva la notizia più temuta: 165 esuberi, praticamente l’intera forza lavoro dello stabilimento distrutto dall’incendio dell’11 febbraio 2025. L’annuncio è stato comunicato l’8 gennaio dal gruppo Cremonini ai sindacati di categoria Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil, scatenando stupore, rabbia e l’immediata richiesta di un tavolo di crisi in Regione Emilia-Romagna, convocato per venerdì.

L’origine della vertenza risale all’incendio dell’11 febbraio 2025, che distrusse completamente lo stabilimento Inalca di Reggio Emilia, uno dei principali poli di lavorazione carni del gruppo Cremonini. I dipendenti sono attualmente in cassa integrazione fino al 10 febbraio. Secondo quanto riferiscono i sindacati, le motivazioni dietro la decisione dell’azienda sarebbero riconducibili a una riduzione dei volumi produttivi legata al calo delle richieste verso Inalca da Coop Alleanza 3.0 di oltre il 40%.
Quest’impossibilità di assorbimento dei dipendenti non sarebbe però stata fatta presente ai sindacati fino al 5 dicembre dello scorso anno, quando per la prima volta si è parlato di un «rischio di esubero strutturale». «Accogliamo con stupore e rabbia quanto comunicato dall'azienda», hanno commentato i sindacalisti Ennio Rovatti, segretario generale Uila Uil Modena e Reggio Emilia, Valerio Bondi, segretario generale Flai Cgil Emilia-Romagna, Salvatore Coda, segretario generale Flai Cgil Reggio Emilia, e Daniele Donnarumma, segretario generale Fai Cisl Emilia Centrale. «La discussione che si è sviluppata in questi mesi non ha mai riguardato il rischio di licenziamenti di massa. Esploreremo tutte le condizioni utili offerte dalle vigenti normative per un'estensione della cassa integrazione straordinaria oltre il termine di febbraio, e ribadiremo la necessità di costruire percorsi di ricollocazione dei lavoratori per ridurre significativamente il numero degli esuberi prospettati».

Sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco di Reggio Emilia, Marco Massari, che ha chiesto altri sei mesi di ammortizzatori sociali e una revisione del piano di esuberi. «Sono in gioco la quasi totalità della forza lavoro dell'impianto, oltre 160 lavoratori e lavoratrici», ha affermato Massari. Ora si attende il tavolo di crisi convocato dai sindacati per venerdì 16 gennaio in Regione Emilia-Romagna, al quale sarà presente anche l’amministrazione comunale di Reggio Emilia. «Auspichiamo che l'azienda riveda la proposta presentata in un confronto aperto e costruttivo con le sigle sindacali e con tutti i lavoratori, ai quali non faremo mancare il nostro appoggio in tutte le occasioni in cui sarà necessario», ha concluso Massari. Le preoccupazioni del sindaco sono state accolte negativamente dal comitato emiliano "Amianto Zero", che ha definito le sue dichiarazioni «tardive lacrime di coccodrillo».

Ad alzare il tiro è la segretaria della Cisl Emilia Centrale Rosamaria Papaleo, che definisce «uno schiaffo alla città» la decisione del gruppo Cremonini e invita il sindaco di Reggio Emilia a convocare una grande manifestazione a favore dei lavoratori dell’Inalca, una protesta che «sarebbe il segno tangibile di una comunità che sa e vuole reagire».