Open Arms

Matteo Salvini

                                                                                              Il ministro dei trasporti Matteo Salvini (foto di Giulia Carbone)                                                                                                                         

 «Ieri ero abbastanza teso, perché quando c'è di mezzo la libertà personale non è più un discorso politico e dover spiegare a tua figlia e a tuo figlio che il papà rischia di andare in galera era qualcosa che non mi faceva dormire la notte». Lo ha dichiarato il ministro dei trasporti e delle Infrastrutture, Matteo Salvini, a margine di un'iniziativa Anas per il completamento di una galleria a Casalecchio Di Reno, commentando l'assoluzione definitiva nel caso Open Arms giunta appena ieri.

Il ricorso per saltum della Procura di Palermo, che ha quindi deciso di non fare appello contro l’assoluzione pronunciata dal tribunale un anno fa rivolgendosi direttamente alla Cassazione, non ha trovato il sostegno della Procura generale, che ha chiesto di rigettarlo.

La vicenda riguarda lo sbarco negato a 147 persone migranti, tra cui molti minori, soccorsi dalla ong Open Arms nel corso di tre salvataggi nell'agosto 2019, quando l'attuale ministro dei Trasporti rivestiva l'incarico di ministro dell'Interno. Ma una potenziale ricandidatura nel vecchio ruolo non è in agenda per il leader leghista: «Ho ancora un anno e mezzo da ministro dei trasporti, al momento sono determinato a far partire i cantieri sul ponte dello stretto e a portare avanti la Tav».

Salvini si è poi espresso su altri temi caldi della politica interna ed estera. In merito alle pensioni ha ribadito la posizione nota della Lega: «Qualcuno aveva ipotizzato di allungare l’età pensionabile, di rimettere in discussione anche il riscatto della laurea ma non siamo d’accordo. L’Italia è già uno dei Paesi europei dove si lavora più a lungo. Il sistema è virtuoso e se servono soldi che si trovino in altre tasche».

In politica estera, invece, il ministro nega l’accusa della segretaria del Partito Democratico Elly Schlein di essere il portavoce di Mosca: «Io non sono un tifoso, non si tratta di tifare Putin o Zelensky. Mi spiace che una volta la sinistra parlava di pace mentre adesso parla di armi, di missili e di bombe. Noi non siamo in guerra con la Russia ma sento da Bruxelles parole di sangue. Non sono stato io a fare accordi commerciali con Putin ma il Pd».

Quasi a distanza di quattro anni dall’inizio del conflitto russo-ucraino Salvini si dice ormai indisposto a continuare a finanziare Kiev: «Decine di miliardi di euro degli italiani per proseguire la guerra non sono la soluzione più intelligente ma non perché me lo dice Putin ma perché me lo dice il buon senso»