Esteri
Catherine Connolly (foto Licenze Creative Commons)
Auspica che si torni a parlare il gaelico, l’antica lingua irlandese, di origine celtica, e questo nel segno di una possibile futura unione delle due Irlande in una sola nazione. Catherine Connolly, decima Presidente della Repubblica irlandese, insediatasi oggi, è un’indipendente vicina al ramo della sinistra radicale dalle posizioni molto forti: è critica nei riguardi di Trump, ha più volte denunciato il "genocidio" a Gaza e non ha riserve nemmeno per l’interventismo occidentale della Nato. Decisamente una figura politica destinata a far parlare di sé. Abbiamo fatto il punto su di lei con il giornalista bolognese Enrico Franceschini, storica firma di «Repubblica», corrispondente del quotidiano da tante capitali del mondo e da molti anni da Londra.
Catherine Connolly si è ufficialmente insediata come Presidente della Repubblica d’Irlanda. Come ritiene applicherà il suo ruolo?
«Bisogna dire una cosa: in Irlanda il Presidente della Repubblica ha meno potere che in Italia. Ha un ruolo prettamente cerimoniale, simbolico, pertanto Connolly non potrà fare molto di concreto per incidere sugli eventi del suo Paese, soprattutto ora che al governo c’è una coalizione che le è avversa».
La sua elezione però è stata un risultato schiacciante per la sinistra irlandese.
«Senza dubbio. La sua vittoria riflette il partito di sinistra Sinn Féin, che si batte per unificare l’isola. È ormai il partito di maggioranza nelle due Irlande, eppure non è al comando in quella repubblicana perché i partiti al governo hanno fatto apposta coalizioni negli ultimi anni per impedirgli il raggiungimento del potere».
La figura di Connolly è abbastanza controversa per le sue opinioni, al contrario del suo predecessore, di cui raccoglie un’eredità immensa.
«Michael D. Higgins era il poeta presidente, un uomo al di sopra le parti, nonostante i suoi ideali laburisti, per questo era molto amato e il suo lungo mandato è considerato un successo».
Queste elezioni hanno visto anche un forte astensionismo.
«Sì, agli irlandesi a quanto pare non è piaciuto granché questo serrato bipolarismo tra le due candidate, Connolly e Heather Humphreys (ndr), di fronti opposti. Se ci fosse stato un candidato più unificatore sarebbe stato diverso. Nonostante ciò, si è riusciti a far eleggere una presidente di sinistra, seppur indipendente. Quando si tratta di eleggere il presidente, che non ha un ruolo concreto, la sinistra irlandese riesce a prevalere».
Connolly è pro Pal, antitrumpiana, critica verso la Nato e vuole una sola Irlanda unita. I suoi avversari le rinfacciano di inimicarsi gli alleati nell’Unione europea. È davvero così?
«Sicuramente sì, ma teniamo presente che in Ue ci sono già Paesi con posizioni critiche, basti pensare all’Ungheria di Orbán. Ma alla fine in Irlanda a prendere le decisioni è il governo. Vedremo i futuri assetti politici. Se le sue posizioni creeranno problemi, di certo faranno riscuotere consenso al Sinn Féin, che avanza in parallelo sia a Dublino che a Belfast».
Possibili scenari con il Regno Unito se questa cosa avverrà mai?
«Non penso a nulla di clamoroso, di drammatico. Già lo Sinn Féin ha ampia libertà di manovra nel governo dell’Irlanda del Nord. Di certo la Brexit ha contribuito a rafforzare l’idea della riunificazione, cosa che nel medio o lungo termine sarà inevitabile. Inoltre la scarsità demografica in Irlanda del Nord ha premiato i cattolici indipendentisti. Ovviamente questa è una questione carica di rischi, di violenze, gli unionisti del Regno non accetteranno tutto ciò, ma alla fine, col passare delle generazioni, io credo che una sola Irlanda ci sarà».