Vendita Gedi
Foto Ansa
La protesta dei giornalisti, il confronto con il governo, le parole della presidente del Consiglio e perfino l’intervento dell’ambasciata russa. La vendita del gruppo Gedi, editore tra gli altri di la Repubblica e la Stampa, è entrata negli ultimi giorni in una fase ad alta tensione, diventando un caso politico e istituzionale.
Dopo che le redazioni dei due quotidiani hanno dichiarato lo stato di agitazione permanente lo scorso 11 dicembre, sospendendo le pubblicazioni per 24 ore, i giornalisti sono scesi in piazza il 12 dicembre per protestare contro la trattativa in corso tra Exor, la holding della famiglia Agnelli-Elkann che controlla Gedi, e il gruppo greco Antenna, chiedendo che venisse mantenuta l’indipendenza. Nel pomeriggio di venerdì scorso il cdr di la Repubblica e la Stampa, insieme ai vertici di Gedi, hanno così ottenuto un incontro a Palazzo Chigi col sottosegretario all’editoria Alberto Barachini.
Le richieste dei giornalisti di garanzie sull’autonomia delle testate sono state accolte dal Governo, che ha chiesto a Gedi «l'impegno dell'azienda ad inserire negli accordi di cessione la tutela dei livelli occupazionali e la garanzia dell'indipendenza editoriale di testate storiche che rappresentano un importante asset dell'ecosistema informativo pluralistico nazionale», come riportato da Ansa. Da Gedi e dal possibile acquirente sono presto arrivate le prime rassicurazioni: la vendita, assicurano, non metterà in discussione né il pluralismo dell’informazione né l’indipendenza editoriale delle redazioni.
A riaccendere il fuoco della polemica sono state poi le dichiarazioni di Meloni dal palco di Atreju: «Oggi il Pd si indigna perché gli Elkann vogliono vendere il gruppo Gedi e non ci sarebbero garanzie per i lavoratori però quando chiudevano gli stabilimenti di Stellantis ed erano gli operai a perdere il posto di lavoro tutti muti. Anche Landini che faceva le interviste a Repubblica e sul tema fischiettava».
La risposta del Cdr di la Repubblica non si è fatta attendere. «Invece di occuparsi di una crisi industriale che riguarda 1.300 lavoratrici e lavoratori e al contempo di fare la propria parte per salvaguardare il pluralismo dell’informazione, ieri dal palco della sua kermesse la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha preferito sfoderare l’arma della più bassa propaganda politica per parlare di Gedi: attaccando un partito di opposizione, un sindacato e un articolo di Michele Serra su questo giornale che rappresenterebbe "una sinistra isolata e rabbiosa"».
A intervenire sulla vicenda è stata anche l’ambasciata russa in Italia, che su Telegram ha diffuso un comunicato in cui si augura che «con i nuovi proprietari, queste testate megafono di una sfrenata propaganda antirussa possano fare ritorno alla tradizione che è propria del giornalismo professionale». Un intervento che ha provocato una reazione immediata del Consiglio di redazione del quotidiano fondato da Scalfari, che ritiene le parole dell’ambasciata russa «un’interferenza gravissima che chiama in causa tutto il sistema dell’informazione democratica in Italia, oltre che i vertici istituzionali di questo paese».