editoria

Immagine tratta dal sito di "la Repubblica"

 

I giornalisti di “la Repubblica” alzano le barricate, dichiarano lo stato di agitazione permanente con sospensione immediata della partecipazione a tutte le iniziative editoriali speciali e cinque giorni di sciopero, che partiranno da domani. Il sito del giornale non sarà aggiornato dalle ore sette del mattino di domani, venerdì 12 dicembre, alle ore sette di sabato 13, per ventiquattro ore. Inoltre, i giornalisti saranno nelle piazze e sui palchi dello sciopero generale della Cgil. I tumulti arrivano dopo la decisione dell’editore, John Elkann, di vendere tutte le attività editoriali che fanno capo al gruppo Exor, acquistate solo pochi anni fa, all’emittente Antenna Group, di proprietà della famiglia di armatori greci Kyriakou. 

Reazioni anche dalla politica. In mattinata, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all'informazione e all'editoria, Alberto Barachini, ha convocato i vertici di Gedi e il Comitato di redazione de “La Stampa”. Mentre Ignazio La Russa, presidente del Senato, si è offerto come intermediario fra le parti. Durante il tradizionale scambio di auguri natalizi ha espresso la sua vicinanza ai giornalisti coinvolti: «Credo che le vostre preoccupazioni siano giustificate. Le proprietà hanno il diritto di cambiare e vendere, ma non hanno il diritto, né le vecchie né le nuove, di imporre linee di condotta univoca alle redazioni e ai giornalisti». Non manca, a margine, un commento più sarcastico: «Chi sono io per dire a Elkann quello che deve fare?».

 

Dai banchi dell’opposizione, Elisabetta Piccolotti di Alleanza verdi e sinistra italiana (Avs) e Stefano Graziano del Partito democratico (Pd) chiedono che il governo riferisca in Parlamento sulla vicenda che coinvolge il secondo giornale italiano.

 

Nelle prime righe della mozione diffusa dei giornalisti de “la Repubblica” traspare tutto lo sconcerto per la trattativa in corso: «L'assemblea delle giornaliste e giornalisti di Repubblica, insieme alle lavoratrici e ai lavoratori degli altri settori, prende atto con profondo sconcerto dell'annuncio della proprietà della svendita di quel che resta del nostro gruppo editoriale, che in questi anni è stato smantellato pezzo dopo pezzo dall'attuale editore, John Elkann», dichiara il comitato.

La lotta dei giornalisti inizia con la dichiarazione di stato di agitazione permanente, sospensione immediata della partecipazione a tutte le iniziative editoriali speciali e la consegna di un primo pacchetto di cinque giorni di sciopero al comitato di redazione e alla Rappresentanza Sindacale Unitaria (Rsu): «Siamo pronti a una stagione di lotta dura a tutela del perimetro delle lavoratrici e dei lavoratori e dell’identità del nostro giornale a fronte della cessione ad un gruppo straniero senza alcuna esperienza nel già difficile panorama editoriale italiano e il cui progetto industriale è al momento sconosciuto», si legge nel comunicato. 

 

Mancano le garanzie circa la linea editoriale, la conservazione di tutti i posti di lavoro, nonché sull’integrità del gruppo. Un’operazione delicata che coinvolge una delle poche voci d’opposizione alla linea governativa e mette a rischio il pluralismo dell’informazione italiana: «In ballo non c'è un semplice marchio, ma la sopravvivenza stessa di un pensiero critico. Per questo faremo appello a tutte le forze sociali, politiche, sindacali e istituzionali oltre che alla comunità dei lettori per avere il loro sostegno nella battaglia che ci attende», dichiara il comitato di redazione de “la Repubblica”.

La decisione avviene sulla stessa linea di quanto deciso ieri dalla redazione de “La Stampa”. Questa mattina, il giornale cartaceo della testata torinese non è uscito nelle edicole, mentre il sito non è stato aggiornato fino alle sette del mattino: «E' una decisione sofferta, presa a termine di una lunga assemblea che conclude una giornata drammatica per la storia della nostra testata», si legge in apertura della nota, che chiude con un commento alla frase pronunciata solo due settimane fa dall’editore John Elkann.  «“A tutti coloro che conoscono e apprezzano il modo in cui 'La Stampa' fa giornalismo, e anche a tutti coloro che hanno provato a colpire questo giornale, si può rispondere con chiarezza: 'La Stampa' continuerà a informare i suoi lettori come ha sempre fatto con rigore, serietà e indipendenza”, diceva John Elkann meno di due settimane fa. Al contrario dell'editore, noi crediamo ancora in queste parole».