Vaccinazioni

Nella corsa a chi vaccina di più la regione Emilia-Romagna sembra essersi perso qualche pezzo per strada. Infatti è di oggi il documento, prodotto della riunione di ieri e approvato all’unanimità, della divisione provinciale della Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale (Fimmg) che denuncia un quadro caotico e disorganizzato, in cui l’Ausl fornirebbe “a macchia di leopardo” e in quantità insufficiente le dosi per poter effettuare la vaccinazione contro il Covid-19 dal proprio medico di famiglia, come se non bastassero i continui down del Portale Sole che dovrebbe permettere loro di registrare il paziente vaccinato. Ma non solo: i medici sono allarmati anche dall’ipotesi, presente nella bozza del nuovo Dpcm, che siano proprio gli operatori di base a fornire ai vaccinati il green pass per gli spostamenti. «Ci troviamo nella situazione paradossale – spiega il segretario generale Maurizio Camanzi – in cui ai farmacisti è richiesto di fare mansioni ambulatoriali e a noi medici di famiglia mansioni burocratiche. A questo punto – ironizza – perché non chiederci anche di gestire i registri dell’anagrafe o quelli delle nascite?».

La protesta nasce però da un problema anteriore e più preoccupante: quello del taglio delle dosi che secondo la Regione ogni medico di famiglia doveva ricevere settimanalmente per poterle inoculare ai suoi pazienti. «All’inizio - spiega Camanzi – ci avevano promesso 24 dosi a settimana. In media ne è arrivato sempre il 50% in meno». Senza contare un altro disagio già denunciato dall’associazione di categoria: il caos creatosi quando ai 50enni è stato permesso di vaccinarsi negli hub. Ai medici di base erano stati promessi degli strumenti che permettessero loro di verificare chi dei loro assistiti si fosse già vaccinato in altre strutture; hanno ricevuto invece dei “tabulati” cartacei «che dopo mezz’ora sono assolutamente inutili. E il rischio è che se non troviamo un ‘panchinaro’ che approfitti del vaccino in tempo, la dose va buttata». Quanto al green pass «in queste condizioni il paziente non è incentivato a servirsi del medico di famiglia, perché ci possono volere da dieci a quindici giorni perché la carta verde arrivi; mentre con la vaccinazione nell’hub la certificazione è praticamente immediata»

Tra quanti confermano questa situazione anche il dottor Marco Cupardo, nel cui studio in piazza Trento e Trieste si è trovato con continui problemi di rifornimento. «Continuavano ad aggiornare le dosi disponibili per medico ogni settimana. Da 24 sono sempre più state ritoccate al ribasso. Finché non ho finito per riceverne tra le sei e le dodici a settimana, meno della metà». La crisi di AstraZeneca potrebbe aver contribuito alla mancanza di forniture? Dice Cupardo: «Non so se c’è una correlazione causale, di certo il periodo è stato più o meno lo stesso». E anche secondo il dottore il registro dei vaccinati ha aiutato poco e niente. «Per trovare sei persone disposte a vaccinarsi ho dovuto chiamarne quaranta. Non è possibile perdere così tanto tempo, soprattutto quando dobbiamo occuparci anche di altre patologie come i pazienti cronici e i non Covid. Non è che durante la pandemia questi problemi siano spariti».