LIBERTÀ

«Quest’anno abbiamo fatto più di cento colloqui. Oggi stiamo vivendo una situazione molto difficile, i detenuti stanno subendo non solo le restrizioni del carcere, ma anche l’assenza di visite regolari da parte dei propri affetti. Credo di poter dire, però, che abbiamo raggiunto i nostri obiettivi anche con lo smartworking». Queste le parole di Marcello Marighelli, 71 anni, Garante regionale dei detenuti dal 2016, durante il ciclo di seminari curato dall’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna per il master di giornalismo dell’Università di Bologna. Marighelli, parlando della sua esperienza da Garante durante il 2020, ha sottolineato due punti importanti. Primo: con la pandemia il rapporto del Garante con le persone private della libertà personale è cambiato. Pochi colloqui fisici, molti video-colloqui. «È diminuito il rapporto con i detenuti per forza di cose. Ma in compenso sono aumentati i rapporti con i loro familiari. Soprattutto dopo le rivolte alla Dozza di Bologna e nel carcere di Modena, quando i parenti ci hanno chiesto delle risposte sulla condizione dei loro cari in carcere e la possibilità di ripristinare delle comunicazioni regolari», ha spiegato Marighelli. Secondo: nell’era Covid il lavoro del Garante dei detenuti si è in parte modificato, facendo del volontariato una parte importantissima del proprio operato. In particolare, la radio è diventata centrale: «Con la chiusura del carcere i progetti educativi in presenza si sono fermati ha continuato il Garante Così, la radio ci è venuta incontro. Grazie a Eduradio, un programma per sentire le voci di tutto il mondo che ruota attorno alla casa circondariale Rocco D’Amato, siamo riusciti ad accorciare le distanze che separano il carcere dalla società».

Marighelli, poi, ha ricordato ai praticanti del master quanto sia delicata la trattazione delle notizie concernenti il carcere, i detenuti e gli ex detenuti, nonché le persone nel mezzo di un processo. «La Carta di Milano – ha concluso –  è il protocollo deontologico che i giornalisti dovrebbero sempre seguire, ricordandosi di non coinvolgere i familiari dei protagonisti e di valorizzare con lo scritto il percorso riabilitativo dei detenuti, usando i termini giusti con precisione»