scrittura

Paolo e Francesca e il loro amore galeotto sono gli avi del giornalismo culturale nonché i protagonisti della tragedia dannunziana che occupò la prima “terza pagina” di un quotidiano italiano. Dal 1901 ad oggi lo spazio dedicato dalla stampa alla cultura è indubbiamente diminuito, passando da pagina di vetrina a misero retrobottega. Le sue virtù, tuttavia, son rimaste invariate.

 

  La scrittura di una notizia prevede che il giornalista s’immerga nell’evento per cogliere ogni aspetto del fatto e riportarlo al lettore nel modo più fedele possibile alla realtà. Una vera e propria cronaca filologica. Scrivere di arte e cultura prevede invece che nell’opera ci s’immerga per trasferire al lettore l’effetto che quella ha prodotto nello spirito dell’osservatore. L’espressione pluriforme dell’artista, attraverso l’impressione generata nel giornalista, si fa di nuovo espressione.

Uno scambio sensoriale e emozionale che avviene prima tra l’opera e il fruitore e poi tra il fruitore giornalista e il lettore. «L’arte è contemplazione: è il piacere di uno spirito che penetra la natura e scopre che anch'essa ha un’anima», così diceva lo scultore Auguste Rodin sostenitore dell’arte non solo come atto manuale di produzione di un’opera fisica ma anche come attività dello spirito: «l’arte è la più sublime missione dell'uomo, poiché è l'esercizio del pensiero che cerca e comprende l'universo e tenta di farlo comprendere». L’opera prodotta e contemplata è il mezzo di uno scambio emozionale e spirituale tra soggetti.

 

  L’esplorazione de visu di musei, mostre, percorsi espositivi, eventi, iniziative culturali con l’obiettivo di farne un racconto fruibile su qualsiasi mezzo di informazione, rappresenta allora un presupposto imprescindibile per svolgere una professione che sta divenendo sempre di più un lavoro praticabile e praticato a distanza. Il pieno godimento dell’arte richiede in sostanza la presenza fisica, che permette una fruizione sensoriale che il giornalista trasferisce nella descrizione del proprio percepito e sentito.

Il giornalismo culturale rimane allora così una delle poche forme di giornalismo prive di ogni vincolo relativo all’obiettività del narrato. Infatti, essendo l’arte il luogo della più autentica libertà di espressione, si può dire che arte e giornalismo culturale condividono la totale libertà nell’esposizione del loro contenuto. L’ossequio della verità della notizia viene meno per dar posto alla libertà di interpretazione personale dell’anima del giornalista e perciò della sua penna. 

 

   Nell’ultimo periodo si è potuto vivere l’arte in modo nuovo attraverso la tecnologia. Difficile però, come si è detto, rinunciare a una visione dal vero. La fisicità dell’opera con la sua testura e i suoi effetti cromatici sono elementi che si possono percepire e quindi raccontare efficacemente solo se sperimentati in presenza. Il giornalismo culturale può comunque beneficiare delle opportunità oggi fornite dalla tecnologia e dai nuovi mezzi di comunicazione, strumenti di cui dovrebbe servirsi utilizzandoli come leve per evidenziare la sua ricchezza contenutistica. La potenza del connubio tra foto e commento o la velocità di un click innescato dalla visione di un’immagine accattivante, dovrebbero essere sfruttate per avvicinare ulteriormente il pubblico, soprattutto giovane, ad una forma scritta e narrata di giornalismo culturale. La tecnologia non deve quindi esser vista come una minaccia, ma come un potente attrattore che catturi la curiosità del lettore informatico per fargli scoprire la profondità e l’emotività che può recare la lettura approfondita di un articolo culturale; ancora di più in questo nuovo millennio in cui arte e tecnologia sono sempre più vicine, e le opere, sempre più spesso, hanno proprio in sé una componente multimediale.

Solo in questo modo il giornalismo culturale potrà mantenere il proprio posto nel mondo delle notizie senza retrocedere o soccombere agli altri sistemi d’informazione. Tuttavia, lobiettivo sarà sempre quello di co-muovere l’animo del lettore così da accendere in lui il desiderio di farsi anch’egli osservatore fisico delle opere.

 

   Esplorare e narrare per co-muovere a esplorare e narrare: questa l’attività del giornalista culturale. Arricchirsi tramite l’arte per arricchire tramite il racconto dell’arte. Essere un giornalista culturale è allora una grande opportunità per accendere il proprio spirito nonché per diventare accenditori dello spirito altrui.