L'incontro

Ex cronista del Giornale di Sicilia, il giornalista dell’Espresso Lirio Abbate ha spiegato come sono cambiate le mafie negli ultimi 30 anni, da criminalità stragista a manovalanza dei colletti bianchi. E con l’arrivo della pandemia, le mafie stanno puntando gli occhi sui finanziamenti europei del Recovery plan. Lo abbiamo incontrato in occasione della presentazione del suo ultimo libro Faccia da mostro su Giovanni Aiello, prima poliziotto, poi mafioso, al salotto di Patrizia Finucci Gallo.

Come si sono evolute le mafie negli ultimi anni?

«La mafia ha cambiato pelle, ha cambiato atteggiamento, è diventata più invisibile. È meno invasiva rispetto al passato, quando per le strade si assisteva alla violenza e al sangue. Ora si è infiltrata nella pubblica amministrazione e nelle imprese con i prestanome, ottenendo tanti soldi cash. Metteranno le mani sul Recovery fund, per cui se non si farà un lavoro di screening di chi prenderà i finanziamenti europei, tanti milioni potrebbero finire nelle casse della mafia».

Con il Piano nazionale di ripresa e resilienza arriverà più liquidità, che farà gola alla mafia.

«La mafia si nutre di denaro, sta arrivando una quantità enorme di fondi pubblici e se ne vuole impadronire. Dobbiamo far comprendere alle persone questo: è il denaro di tutti, la mafia non ruba al privato, ruba alle nostre casse che servono per creare servizi per la società».

Recentemente c’è stato un attentato nei confronti del giornalista olandese Peter R. de Vries. Perché la stampa è nel mirino?

«Le organizzazioni criminali sono un servizio dei poteri forti e dei colletti bianchi. Oggi chi ha paura dell’informazione è il politico corrotto, il professionista che si serve della manovalanza della criminalità organizzata per imbavagliare l’informazione. Quando i giornalisti fanno bene il loro lavoro, questi individui si servono di manovali del crimine per bloccarli. Quando la mafia ha agito nei confronti dei giornalisti è perché i poteri forti hanno dato il via libera».