DISCOTECHE

«Stesso mercato? Allora stesse regole», dice con fermezza Gianni Indino, presidente regionale di Silb Emilia-Romagna, Associazione italiana imprese di intrattenimento da ballo e spettacolo. Si riferisce chiaramente all’estenuante attesa di discoteche e locali adibiti al ballo ormai chiusi da due anni a causa delle restrizioni anti-Covid. Eppure, mentre la questione rimane all’ordine del giorno, in tantissimi altri luoghi, dalle piazze ai circoli, la movida è sempre più incontrollata. «Siamo disponibili a riaprire seguendo tutti i protocolli e le regole previste. Ma chiediamo che queste regole vengano rispettate ovunque, perché se non sono rispettate da parte di tutti allora non è giusto - afferma, proseguendo - se, in più, per entrare all’interno di una discoteca bisogna essere immunizzati e tamponati, allora mi chiedo perché nelle stesse città ci sono delle feste o celebrazioni per le quali regole come il Green Pass non servono». Soprattutto, raccogliendo la voce di tutti i gestori di locali con il corretto codice Ateco, cioè quello che abilita un locale al ballo, ci si chiede come mai, in altri luoghi seppur non abilitati, le persone ballino lo stesso. Oppure, aggiunge: «Abbiamo visto cos’è accaduto al ritorno dei nostri campioni da Wembley. A me fa piacere per loro e sono tutti contenti per questa vittoria, ma è vergognoso quello che è stato consentito», continua Indino. «Siamo allibiti», rincara il presidente della categoria, «soprattutto dalle posizioni governative. Anche ieri sembrava che all’ordine del giorno ci fosse possibilità di riaprire, poi niente. Aspetteremo il prossimo Consiglio dei Ministri ma ormai non si sa più cosa pensare».

Proprio ieri anche il governatore dell’Emilia-Romagna si è esposto a favore di una categoria bloccata dall’inizio della crisi pandemica: «Coi locali chiusi adesso si balla ovunque senza regole, quando invece non bisogna abbassare la guardia», ha detto il presidente al Carlino, in accordo anche con l’assessore regionale al Turismo Andrea Corsini. «Bisogna prendere atto che al di fuori delle discoteche si balla ovunque, in maniera non regolata e con assembramenti molto pericolosi. Meglio quindi farlo in maniera controllata», ribadiscono, sposando la convinzione di migliaia di gestori di locali notturni. Ecco perché, secondo Indino, «le regole devono essere uguali per tutti. Non si tratta di repressione, anche perché dove si dovrebbero fare i controlli, in realtà non sempre avvengono». «Non è più tollerabile. Ci si raduna ovunque, alle manifestazioni, nelle piazze, nei bar. E in alcuni casi c’è dietro l’autorizzazione delle amministrazioni, nel senso che lo consentono, mentre noi rimaniamo chiusi», rincara il presidente di Silb-Fipe. Per poi chiudere così: «Perché gli occhi chiusi per tutti tranne che per noi?».