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Il Green Pass anche per ristoranti e mezzi di trasporto? Per il centrodestra sarebbe una misura «anticostituzionale» e infrangerebbe la «sacra e inviolabile libertà individuale». Per l’ennesima volta, in questa pandemia, lo scontro riguarda quel sottile filo che fatica a separare la scena politica da quella costituzionale.

 

Professor Andrea Morrone, lei è docente di Diritto Costituzionale all’università di Bologna. Adottare il modello francese del Green Pass viola la Costituzione?

«Non riesco a capire quale sia il problema di costituzionalità. L’estensione di questa misura sul modello francese non mi pare che sposti di molto il quadro».

 

Però una buona fetta della politica parla di misura anticostituzionale.

«È un uso politico della Costituzione. Chi volesse leggere la Costituzione si renderebbe conto che nell’affermare la libertà consente, in determinate situazioni, delle limitazioni. Che devono essere giustificate dall’obiettivo di proteggere i valori fondamentali: in questo caso la vita e la salute».

 

Se è così chiaro, allora da cosa nascono questi dissapori? 

«L’Italia cincischia. Con il precedente Governo, ma anche con questo, dal Ministero della Salute provengono almeno due linee diverse, quella del ministro Roberto Speranza e quella del sottosegretario Pierpaolo Sileri. All’interno della maggioranza quello che dice Draghi viene contraddetto da quello che dice Salvini, l’opposizione fa la sua parte e quindi ognuno usa le proprie armi ideologiche per difendere una posizione». 

 

Un problema più politico che costituzionale, quindi.

«Esatto. Un Paese serio, in queste condizioni, farebbe quello che dice la Costituzione. Cioè che in materia di salute alcuni trattamenti sanitari possono essere imposti e quindi diventare obbligatori, come i vaccini purché lo si faccia nel rispetto della legge».

 

Dunque, lei approva il Green Pass senza riserve?

«Ci stiamo vaccinando in massa per salvare la nostra salute e le nostre vite e il Green Pass altro non è che un attestato di avvenuta vaccinazione. Se il vaccino è una necessità per salvarci dalla pandemia allora anche il certificato verde deve essere una necessità». 

 

In tempi di pandemia non è semplice prendere misure straordinarie senza dare l’impressione di colpire la libertà personale, veda slogan come “dittatura sanitaria”. 

«In una situazione di emergenza sono due i criteri che devono essere utilizzati per valutare la legittimità costituzionale: la necessità e la proporzionalità. La necessità sta nel prevedere misure straordinarie come il lockdown, ma anche il Green Pass. Queste misure, però, devono essere proporzionate, cioè commisurate all’effettiva entità del bisogno. Se i contagi vanno scemando come negli ultimi mesi e non c’è più il rischio pandemia, mantenere misure di lockdown sarebbe sproporzionato».

 

Ci sono stati dei provvedimenti che non hanno rispettato i criteri di necessità/proporzionalità?

«Certo. Mi rifaccio a una sentenza della Corte Costituzionale che ha ritenuto sproporzionata la proroga del blocco degli sfratti. E si ritorna al discorso di prima perché sì, può essere giustificata per un discorso di necessità, ma non quando viene meno il secondo criterio, ovvero la proporzionalità, cioè quando sono venute meno le esigenze che la giustificavano. E soprattutto, come dice la Corte Costituzionale, sarebbe stato necessario valutare caso per caso».

 

Perché? 

«Se ci sono delle persone che non hanno un altro luogo dove poter vivere, e qui emerge il problema di diritto alla casa, privare di abitazione degli utenti pone dei problemi costituzionali. Mentre per chi ha due o più case questa misura sarebbe del tutto ingiustificata. Quindi sì, ci può essere un blocco generale giustificato nel pieno dell’emergenza, ma quando il tempo passa e la situazione consente di valutare caso per caso la situazione cambia. È questa la linea che il Governo dovrebbe adottare, se continua con un misure generalizzate commette una violazione della Costituzione».

 

Qualche altra restrizione sulla quale ha avuto dei sospetti?

«I processi giudiziari, quando per alcuni mesi erano state bloccate le attività processuali. Poi gradualmente sono state rimesse in moto, ma è una gravissima misura quella di bloccare i processi. Pensi alle persone in custodia cautelare o persone che stanno aspettando di sapere l’esito della propria vicenda giudiziaria. Il blocco ha senso perché si vuole evitare il contagio, ma non ha più senso quando la condizione ambientale permette uno svolgimento graduale e proporzionale dell’attività perché quei diritti devono essere sempre garantiti».