ricordo

Entra un raggio di luce fredda dagli oblò vetrati dell’hangar che ospita il relitto. Nonostante fuori sia caldo, entrando nel Museo per la Memoria di Ustica è difficile non sentire un brivido.  I resti dell’aereo sono stati riassemblati dall’artista Christian Boltanski, morto ieri all’età di 76 anni,  e posizionati al centro della sala museale, in un incavo cosparso di ciottoli, posto a un livello inferiore rispetto al ballatoio percorribile dal pubblico. La luce è soffusa: quella naturale del sole che attraversa le vetrate della struttura si aggiunge a quella degli 81 fari e specchi che circondando il relitto. Boltanski, chiamato anche “artigiano della memoria”, è stato pittore, scultore, fotografo e regista. Durante la sua carriera ha esposto nei più prestigiosi musei del mondo: Parigi, Tokyo, New York ma anche Bologna, dove con la sua installazione permanente ha lasciato una forte impronta.

 

La struttura dall’esterno lascia subito stupiti per la sua grandezza, freddezza e staticità. Aleggia intorno un silenzio misterioso, nonostante il verde dei giardini che la circondano e i giovani che vi fanno quattro chiacchiere. È il Museo per la Memoria di Ustica, che nel silenzio di via di Saliceto accoglie i visitatori desiderosi di tornare indietro di quaranta anni per osservare ciò che è rimasto del DC9 che, il 27 giugno 1980, fu abbattuto mentre si dirigeva all’aeroporto di Palermo. Accanto ai resti del DC9 Boltanski ha posto nove grandi casse nere che raccolgono gli oggetti personali appartenuti alle vittime. Ottantuno persone scomparse in quel terribile incidente che lascia ancora molti punti interrogativi irrisolti. Camminando lungo il ballatoio si sentono le voci dell’equipaggio e dei passeggeri: respiri, voci confuse, sovrapposte, frasi sussurrate che trasmettono angoscia e un senso di sospensione, come fossero vivi. Colpisce osservare i duemila frammenti del grande mezzo sopravvissuto rimasto per anni infondo al mar Tirreno. Dopo costose e complesse operazioni di localizzazione e recupero i resti sono stati pescati e recuperati a più di 3.700 metri di profondità. Sottoposti alle indagini della magistratura fino al 2006, dall’anno successivo i bulloni, le lastre metalliche, i finestrini e gli alettoni, sono lì, con la loro materialità imperitura che si oppone alla fragilità delle vite svanite. Percorrendo il ballatoio in senso orario e poi antiorario e poi ancora avanti e di nuovo indietro si percepisce l’impatto disastroso della tragedia e la tristezza dell’evento. Fermandosi seduti sugli appostiti panchetti a osservare quel che rimane di quel viaggio sembra di viverlo nuovamente insieme alle vittime. 

 

Un fatto di cronaca ancora misterioso reso indimenticabile grazie alla maestria dell’artista francese venuto a mancare proprio ieri. Sulla realizzazione dell’opera disse: «E' stato l'affetto dei parenti delle vittime a convincermi. Qui però non si tratta di una semplice catastrofe aerea, sono le bugie ad averla resa ancora più grave. Il memoriale serve quindi a parlare delle bugie di Stato. Perché la guerra continua, con altri morti, altrove. Forse anche per via di questa esperienza artistica, Bologna è la mia città preferita in Italia. E tornerò appena possibile».

 

 

 

 

 

Foto: Christian Boltanski nel Museo della Memoria di Ustica da lui realizzato.

www.museomemoriaustica.it/