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Per anni poco conosciuto ma ricco di storia, cultura, meraviglie naturalistiche ed eccellenze agroalimentari. L’Appennino tosco-emiliano - tra Bologna, Modena e Firenze - offre un turismo sostenibile ed esperienziale con viaggi a passo lento e tour gustosi, visite in azienda, sedute di yoga o meditazione in luoghi energetici, ponti sospesi e musei, trekking d'autore o passeggiate sulle orme di lupi e cervi. Il territorio è pronto per l’estate 2021 anche grazie all’attività di strutture come Appennino slow, che offrono viaggi e la possibilità di vivere i luoghi in maniera autentica. Il responsabile Stefano Lorenzi ha raccontato quali sono le aspettative per i prossimi mesi. 

Lorenzi, come è cambiato il turismo estivo in Appennino con l’avvento della pandemia? 
«È cambiato parecchio. Siamo sempre a un turismo di prossimità: dall’Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Veneto e Lombardia. È cambiata anche la tipologia delle persone. Si è tornati ad avere tante famiglie che riconosco la comodità di avere strutture a portata di mano. Le case in affitto sono esaurite in pochissimo tempo, così come le prenotazioni per cammini e trekking. Ci sono però meno persone esperte, che non conoscono la montagna, poco allenate. I nuovi escursionisti non sono fisicamente pronti. Noi ci battiamo per questo tema: serve una preparazione fisica e la prenotazione anticipata delle strutture adeguate».
 

Nonostante siano passati pochi giorni dall’entrata in vigore del Green Pass, pensa ci sia già stato o comunque ci sarà un cambio di passo sulla presenza di turisti stranieri? 

«Sicuramente sono pochi i turisti stranieri rispetto al 2019, nonostante la campagna di promozione territoriale all’estero. Adesso stanno gradualmente tornando, soprattutto grazie all’allentamento delle restrizioni sulla mobilità. Arrivano prevalentemente turisti in auto austriaci, tedeschi, olandesi e francesi, pochi americani. Abbiamo avuto cancellazioni anche all’ultimo da parte di famiglie inglesi che, solo per test e controlli, avrebbero dovuto spendere 700 euro».

 

Oggi il turista che viene sul territorio bolognese focalizza l’attenzione solo sull’aspetto paesaggistico o anche su altro? Quali sono gli aspetti di maggiore interesse?

«L’ambiente è sicuramente l’attrattiva principale, si cercano tranquillità e serenità. Poi c’è l’aspetto outdoor, bici, trekking. I nostri cammini escursionistici sono molto richiesti. Anche l’enogastronomia è fonte di interesse. Sull’Appennino la vacanza è un connubio di scoperta, conoscenza, esperienza e attività per tutte le età. Ci stiamo giocando una grande commessa perché l’Appennino era stato a lungo trascurato. Ci aspettiamo una stagione positiva, al momento le prenotazioni stanno andando molto bene, più dell’anno scorso».

 

In Appennino ci sono chiaramente alcune aree più gettonate e altre meno. Cosa si potrebbe fare per rendere più appetibili anche queste ultime? 

«Sicuramente bisogna fornire servizi all’altezza. I turisti sono esigenti e ci sono zone meno conosciute. Il turista è curioso, ha piacere e voglia di cultura e quindi di conoscere anche territori meno noti, che hanno comunque le stesse possibilità di altri. Non si deve transigere sull’ospitalità. Questi territori di “secondo livello” devono sforzarsi per offrire strutture adeguate, una ricettività semplice ma sempre di qualità».

Pensa che debbano essere fatti ulteriori miglioramenti nel settore dei trasporti per collegare la città con la montagna?

«Sicuramente sì. Considerando i flussi turistici serve una maggiore pianificazione. Ad esempio la valle del Reno è senza servizi di pullman. Autobus e trasporti renderebbero le zone molto più accessibili nei giorni festivi. Per ora un’ottima iniziativa è quella del progetto europeo “Col bus”: un sistema di prenotazione online e telefonico che dà la possibilità di avere un mezzo pubblico su chiamata. Funziona nell’area di Vado, Porretta Terme, Corno alle Scale, lago di Lubiana e altre; è attivo il sabato e la domenica ed è efficacissimo, seppur poco conosciuto».