Amministrative

Dopo settimane di trattative, totonomi, tavoli nazionali, fumate nere e dissapori per la lunga attesa, sembra che il centrodestra abbia trovato il suo candidato per Bologna. Manca l’ufficialità, ma come racconta la Repubblica Bologna sarà Fabio Battistini lo sfidante di Matteo Lepore alle amministrative di ottobre. L’imprenditore, sceso in campo già a dicembre, avrebbe avuto l’ok dal tridente del centrodestra nazionale a cui spetta il compito della scelta. Battistini, ora in pole position, avrebbe così sorpassato gli altri due papabili, il senatore di Forza Italia e già direttore di Qn e Resto del Carlino, Andrea Cangini, e il fondatore della casa editrice Minerva, Roberto Mugavero. Ha prevalso, dunque, la linea di Matteo Salvini per un profilo civico nonostante gli sforzi  di Forza Italia a sostegno dell’azzurro Cangini, gradito anche a Fratelli d’Italia. A commentare la possibile scelta del centrodestra il politologo Paolo Bombeni.  

 

Prof. Bombeni, pare che il centrodestra abbia deciso: il candidato sarà Fabio Battistini. Come giudica questa scelta? 

«È una scelta che risponde al criterio astratto del “civico”. Non è stata presa una decisione per mettere davvero in difficoltà il candidato del centrosinistra, Matteo Lepore. Battistini è una scelta di pura presenza».

 

Perché allora insistere sul civico?

«Perché Matteo Salvini sa che a Bologna ci sono molte più possibilità di perdere che di vincere e non vuole che la sconfitta possa essere imputata a lui».

 

O a uno dei tre partiti della coalizione? 

«Sì, ma soprattutto a lui perché ha fatto una scelta ideologico-divisiva. Se perderà il centrodestra è perché gli elettori non avranno eletto un civico, non un candidato della Lega».  

 

Però Cangini, tra i papabili, è un senatore di Forza Italia. 

«Sì. La Lega, però, non vuole aprire uno spazio a Forza Italia. Cangini è un nome legato a una cultura liberal-moderata che a Bologna ha una sua importante tradizione. Questo non piace a Salvini perché da un lato non gli consentirebbe di raccogliere i voti dei più schierati e dall’altro non gli permetterebbe di essere l’artefice di un passo verso il centro. Tutti i meriti sarebbero stati di Cangini».

 

«Tra i tre nomi che circolavano Cangini sarebbe stato quello con più chance di vincere, dunque?

Sicuramente. Cangini, in quanto già direttore del Resto del Carlino, è parte della storia di questa città. Battistini e Mugavero sono sicuramente profili validi, ma meno noti e gli elettori faranno più fatica a identificarli come pezzi della storia cittadina». 

 

Alla fine l’ha spuntata Matteo Salvini. Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno fatto un passo indietro per non rischiare fratture nella coalizione?

«Ma sì, perché essendo questa una battaglia persa non valeva la pena rischiare di creare spaccature nel centrodestra». 

 

Lei è proprio convinto che il centrodestra rischia di perdere ancora?

«La vera partita sarà sulle astensioni. Quelli che non saranno d’accordo con Lepore non andranno a votare, ma sicuramente non saranno disposti a votare per qualcun altro. Se ci sarà un dissenso sarà nell’aria riformista. I voti del centrodestra rimangono quelli: non hanno molte chance di sfondare ottenendo nuovi voti».

 

Il fatto che la squadra di Lepore sia così ampia, dal Movimento 5 stelle a Coraggiosa, può essere un vantaggio o uno svantaggio per il centrodestra?

«Un vantaggio. Nel senso che tutti quelli a cui non piace quest’ampiezza - o sul fronte moderato o sul fronte più radicale - rischiano di sfociare nell’astensione».

 

Battistini si è definito un “Guazzaloca 4.0”. Analogie e differenze tra queste elezioni e quelle del ’99?

«Nel 1999 il centrosinistra aveva presentato una candidata inconsistente, Silvia Bartolini. Poi Battistini non è paragonabile a Guazzaloca. Guazzaloca aveva una storia molto forte alle spalle che gli ha permesso di fare cose che non sono immaginabili per Battistini. Tranne il 4.0».