storia

Emilia-Romagna e Russia oggi si conoscono vicendevolmente. Migliaia di turisti volano tra Bologna, Rimini e Mosca quotidianamente. Ma quando sono iniziati i contatti tra la Federazione dell’est e la Regione ricca di storia e cultura del nord Italia?  La monarchia di Pietroburgo, a cominciare da Pietro il Grande per finire con Alessandro II, aveva sempre instaurato pochi legami diplomatici con lo Stato Pontificio, e quindi con la Romagna Pontificia, principalmente a causa dei conflitti secolari sul dogma e i conseguenti attriti istituzionali tra le Chiese occidentali e orientali. Nel Settecento le relazioni fra la Russia e lo Stato Pontificio erano praticamente a zero.

«Il primo timido tentativo di stabilire relazioni diplomatiche appartiene all’inizio del regno di Alessandro I, ma con le guerre napoleoniche i rapporti si interruppero», ha raccontato Michail Talalay dell’Accademia Russa delle scienze. «Poi ripresero con i figli Michele e Nicola, che visitarono personalmente gli Stati Pontifici, tra cui la Romagna». Il monarca visitò Palazzo Albergati, in via Saragozza 28, dove soggiornò con la zarina Alessandra e da dove scrisse un diario dettagliato di cui Talaly si è occupato per la pubblicazione. Lo zar annotò: «Siamo arrivati a Bologna alle 7 del mattino e siamo andati alla Certosa, al Camposanto, un cimitero, un miracolo, sarebbe bello essere sepolto qua…». Lo stesso cimitero fu visitato anche dal tenore russo Nikolaj Ivanov, detto “Nicolino” da Rossini che ne parla nelle sue lettere. Ivanov si esibì a Bologna per sei anni sulle note che Verdi e Donizetti scrissero per lui. Talalay spiega che fu in primis il monarca Pietro I ad avvicinarsi all’Europa e agli Stati italiani, come testimoniano i viaggi dei suoi emissari Boris Sheremetev, il generale russo considerato uno dei maggiori fautori dell’occidentalizzazione dell’impero, e Lev Tolstoj.  Il celebre scrittore visitò la Romagna, descrivendola in un diario dove emerge la sua fascinazione per  le chiese: «Numerose e piene di pietra, simili al Cremlino». Probabilmente i viaggiatori russi non sapevano che il costruttore della cattedrale principale di Mosca, Aristotele Fioravanti, provenisse proprio dalla Romagna.

I rapporti culturali fra la Russia e la Romagna erano, infatti, intensi: la Biblioteca universitaria di Bologna custodisce diversi libri dello scienziato russo Mikhail Lomonosov che, insieme a Dmitrij Mendeleev, divenne membro dell’Accademia delle Scienze di Bologna verso la metà del Settecento. Proprio all’Accademia bolognese Lomonosov, considerato il Leonardo da Vinci russo, regalò alcuni volumi ancora oggi lì custoditi. Da non dimenticare anche la figura del leader anarchico Michail Bakunin, considerato uno dei padri fondatori dell’anarchismo moderno, che nel 1874 avrebbe atteso le colonne di mille rivoluzionari che poi fallirono il tentativo di insurrezione di Bologna. Infine, un aneddoto particolare su Gregorio Shuvalov, un monaco barnabita vissuto nella prima metà dell'Ottocento e innamorato dell’Italia. Nella chiesa bolognese di San Paolo Maggiore è custodito un altarino in stile russo che celebra la spiritualità ortodossa, che ha ai suoi piedi proprio le spoglie di padre Shuvalov. Tre secoli di rapporti, incontri e viaggi tra due terre tanto diverse quanto ricche di arte, storia e cultura.

 

 

Foto: Lapide in Palazzo Albergati a ricordo della visita dello Zar di Russia Nicola