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È molto ottimista sulle possibilità che Bologna diventi nei prossimi anni una città all’avanguardia sui temi ambientali e climatici. Anzi, sotto certi aspetti è già fonte di ispirazione a livello mondiale. Per questo Caterina Sarfatti ha accettato di partecipare alla Fabbrica del programma di Matteo Lepore. Sarfatti dirige C40, una rete internazionale di grandi città con lo scopo di pianificare interventi contro il cambiamento climatico. In passato aveva lavorato, sempre nell’ambito delle relazioni internazionali, per il sindaco di Milano Giuliano Pisapia.

I lavori della fabbrica partono oggi nell’area di DumBo, tra i fabbricati dell’ex scalo merci Ravone. I 400 posti intorno ai tavoli tematici intorno a cui si discuterà questa sera sono stati tutti prenotati con giorni d’anticipo. Ambizione quello di riuscire a sintetizzare un programma in grado di unire l’ampia coalizione leporiana.

Caterina Sarfatti fa parte del gruppo ristretto di dieci “saggi”, coordinati dal professore di Unibo Raffaele Laudani, che aiuterà a tirare le somme sulle proposte che arriveranno. «Aspettiamo di vedere quali sono le proposte e i contributi e poi lavoreremo insieme per aiutare il candidato sindaco a fare sintesi», ci spiega. «Credo che la ragione per cui Matteo Lepore mi abbia chiamato sia da un lato la mia esperienza internazionale. Credo sia una cosa a cui Lepore tenga molto: collocare Bologna in un contesto e in una visione internazionale, sia per quanto riguarda le opportunità che per quanto riguarda le sfide. E poi, occupandomi di cambiamento climatico e di come le città possono affrontare il problema, spero di poter dare un contributo maggiore su questi temi».

Sulle direzioni in chiave green che la città potrà prendere nel prossimo futuro non si sbilancia, ammettendo di non conoscerla ancora abbastanza: «Aspetto di parlare con le persone che conoscono meglio di me il territorio. E attendo anche di vedere le proposte che verranno dalla Fabbrica. Non mi sentirei, avendo appena iniziato, di indicare ora una direzione». Tuttavia è convinta che Bologna può dare molto in questo senso: «Assolutamente sì, altrimenti non avrei accettato questo ruolo. Credo che già in questi ultimi anni Bologna abbia fatto cose molto innovative e interessanti. Per esempio sui beni comuni. Su questo ci sono città nel mondo, anche più grandi, che hanno preso ispirazione. All'interno della rete di città in cui lavoro, che spazia da Shanghai a New York, spesso viene citato il lavoro che è stato fatto qui sui beni comuni».

Per quanto riguarda il futuro Sarfatti ha fiducia in Lepore: «Ho visto le idee portate avanti da Matteo Lepore alle Primarie: mi pare ci sia una grande attenzione dal punto di vista della transizione e della resilienza, sul trasporto e gli spazi. C’è un'ottima base. E poi mi affascina molto l'idea di Lepore sul creare il programma più progressista d'Italia per la città più progressista d'Italia. Ecco, questo mi affascina molto ed è decisivo sul nodo delle questioni climatiche. Perché siamo in un punto della storia che non ci permette più le mezze misure. È questo l'atteggiamento giusto per fare la differenza anche sul fronte ambientale».